È online il video live di Beniamina, uno dei brani più intensi e rappresentativi di Atlante, il nuovo album dei Fabularasa.
La canzone raccontata una storia molto dura.
Il tema è quello dei cosiddetti “figli del deserto”, i bambini nati da donne africane migranti abusate nei centri di detenzione anti-immigrazione del Nord Africa. Il brano affronta con delicatezza, ma senza reticenze la storia vera — e purtroppo non unica — di una giovane donna abusata in un campo di detenzione in Libia che, giunta in Italia, a Bari, dà alla luce una bambina (Beniamina, come hanno deciso di chiamarla provvisoriamente i medici dell’ospedale in cui è nata), che grazie a un’adozione, oggi è cittadina italiana, con un futuro possibile davanti a sé.
Attraverso la parola cantata e la musica, la storia di “Beniamina” diventa un atto di denuncia e allo stesso tempo un invito a tornare umani: una canzone scritta e suonata in pieno stile Fabularasa che sceglie una vicenda, tra migliaia di altre uguali, per sottrarla al silenzio e all’indifferenza, trasformando una ferita scaturita da un atto di disumana crudeltà in un racconto di dignità e rinascita, rivelando un esempio di Resistenza e Resilienza a un Paese, il nostro, a volte distratto a volte colpevolmente ignaro di quanto, anche per propria responsabilità, accade poco lontano da noi, su altre sponde di un mare comune.
Il video è un estratto del grande concerto di presentazione del disco, in prima nazionale al Teatro FORMA di Bari lo scorso 9 gennaio, in una serata che ha segnato il ritorno ufficiale della band dopo tredici anni dall’ultimo lavoro discografico.
In quella occasione sul palco insieme al quartetto, anche un ospite d’eccezione: Màrio Laginha, pianista portoghese tra le firme più autorevoli del jazz europeo, che ha collaborato alla produzione artistica dell’album e ha costruito con la band un interplay denso e potente.
Il video live restituisce la dimensione più autentica e riconoscibile dei Fabularasa: una musica suonata, respirata, costruita sull’ascolto reciproco dei musicisti, dove ogni strumento diventa parte di un’unica voce.
Dal punto di vista musicale “Beniamina” parte da vibrazioni africane e da una danza ritmica che richiama il respiro del deserto. Gli arpeggi intrecciati di chitarra e basso richiamano strumenti africani come la kalimba e il balafon, la coda finale è affidata alla struggente improvvisazione di Màrio Laghina.
La regia di Roberto Ficarella valorizza la dimensione scenica del concerto, la cura degli arrangiamenti e la presenza magnetica dei musicisti e la totale connessione emotiva con il pubblico, offrendo allo spettatore un frammento fedele dell’atmosfera che ha attraversato il Teatro Forma quella sera: intensa, vibrante, condivisa.
Con Atlante, i Fabularasa tornano a tracciare una mappa emotiva e politica del nostro tempo, intrecciando jazz, world music e scrittura d’autore. Il concerto del 9 gennaio ha rappresentato il primo passo di un nuovo percorso, accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, e “Beniamina” ne è una delle testimonianze più forti.





