La verdadera historia del tesoro de Rogelio Medina (5)

La verdadera historia del tesoro de Rogelio Medina (5)

Ne parlarono anche i maggiori giornali della Capitale:

“Trovato il mitico tesoro di Rogelio Medina”;

“Medina confessa: sono ricco sfondato, ma è tutta una grandissima puttanata”;

“Caso Medina: il Procuratore federale conferma il ritrovamento ma aggiunge: Ci saranno sorprese”;

“Il Procuratore federale demolisce la leggenda di Rogelio Medina”.

Qualche corrispondente estero riprese le notizia, giusto per fare un po’ di colore.

La clamorosa messa in scena venne orchestrata dal capo della polizia del “pueblo” dove viveva Medina. Va aggiunto, per completare il quadro, che prima di allora il magistrato inquirente non conosceva né la storia che circolava nella Pampa sconfinata né, tanto meno, l’imputato.

Questi in gioventù si era messo al servizio della rivoluzione operando dietro le linee nemiche. Per ogni azione commissionata e portata a termine riceveva un baule pieno raso di “pagheremo” firmati e controfirmati dai vari capi rivoluzionari, ché i soldi veri e l’oro e l’argento un po’ se lo mettevano in tasca e un po’ lo spendevano per la sussistenza della truppa. A Medina inviavano di tanto in tanto “l’argent de poches” per soddisfare le minute debolezze della carne, ché quelle si devono pagare in contanti; debolezze che tuttavia non gli impedirono di mantenere elevato il tasso di crescita demografica dell’intera nazione. Dunque onore al merito. Come sappiamo la rivoluzione abortì e i capi assicurati alla forca. Medina aveva capito l’andazzo già da tempo e prima che tutto naufragasse si premurò di cambiare una parte di quella cambiali in soldoni tintinnanti, con i quali si comprò “el buon retiro” nella pianura sperduta, mischiato a contadini laboriosi e gauchos stagionali e pettegoli sempre all’erta. Gli rimaneva però ancora un vagone di quella roba sempre meno spendibile e così gli saltò per la testa di trasformarlo nel “suo” tesoro segreto, però solo ed elusivamente quando andava a puttane.

Il risultato che oggi conosciamo fu che da parti del “buen retiro” cominciarono a circolare presunti figliastri e altri avidi personaggi, ognuno dei quali aveva in mente di appropriarsi di quella leggendaria fortuna. Tra questi anche i defunti recenti, vale a dire Juan Medina Primero e Juan Medina Segundo, quest’ultimo in possesso di un fucile mitragliatore risalente ai tempi di Al Capone. Quindi non si trattò di duplice omicidio premeditato bensì di legittima difesa. Applausi e assoluzione.

(Continua)

Calvo Pepàsh

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