La vita notturna di Crema? Un incubo fatto di multe ai locali e politica miope

La vita notturna di Crema? Un incubo fatto di multe ai locali e politica miope

La Provincia di stamattina da una notizia interessante. Un trafiletto che titola: Bar nel mirino Multe salate. Si dà notizia dei troppi decibel e dei cartelli con i prezzi assenti in alcuni locali cremaschi e di un paio di multe salate: 500 e 325 euro. Una notizia che arriva proprio nei giorni in cui una polemica simile ha investito la Festa dell’Unità in corso di svolgimento ad Ombrianello. Per il volume troppo elevato in Birroteca una serata, con tanto di scuse pubbliche di Matteo Piloni, sempre su La Provincia di ieri e per altre cose: posteggi, concorrenza etc. Insomma le solite cose. Il buon Antonio Agazzi che ha lanciato quasi tutte queste polemiche dice: eccoli qua quelli del Pd, due pesi e due misure.

Sul volume in Birroteca gli abbiamo detto: non si tocchi il rock, che vive anche di queste cose. Continuiamo a sostenere la nostra posizione, anche a dispetto dell’ammissione pilonesca. Ma questi fatti aprono un interessante riflessione sulla gestione della vita notturna (ma non solo notturna) dei locali cremaschi. E’ di qualche giorno fa la notizia di una altra sanzione ad un altro locale. E sappiamo che altri locali cremaschi hanno costanti problemi di visite di tecnici del comune e polizia locale per una cosa via l’altra.

Siamo sempre li. Ci si lamenta della scarsa imprenditorialità territoriale nel campo dell’intrattenimento, della scarsa vita notturna di quello che era negli anni ’90 un mercato fiorente (ricordate tutti il quadrilatero dei pub attorno a piazza Garibaldi) e che adesso è diventato quasi un problema. Ricordo che uno dei primi articoli dell’appena nato Sussurrandom, nel 2013, fu relativo alla querelle contro il circolo Poster, che poi infatti chiuse i battenti dopo decine di attacchi. Recentemente si è parlato della miope gestione del discorso Bar del Museo, che ha alfine chiuso ad agosto. Ma siete passati in questi giorni al Sant’Agostino? Dove c’era sempre vita, all’ingresso, biglietto da visita, con i tavolini del locale gestito da Riccardo Biancato sempre animati, adesso c’è un velo di tristezza respingente nei confronti di chi arriva.

Domenica scorsa sono passato a prendere un po’ di fresco sotto i chiostri. Dalle 16 alle 18 non si è affacciato praticamente nessuno. Deserto. Ecco una domanda che avrei voluto fare al dibattito del sindaco dell’altra sera alla Festa dell’Unità è questa: ma una politica meno vessatoria e più comprensiva verso chi mantiene viva la città? Non l’ho fatta, mea culpa. La faccio ora.

Farebbe bene a Crema sa? Tornando al ricordo del quadrilatero dei pub degli anni 90. Ricordate? Giardini pubblici di Porta Serio e piazza Garibaldi erano belle vive e frequentate tutte le sere. C’era un aria molto meno tetra e pericolosa rispetto ad ora. Venivano a Crema a passare il sabato sera da tutte le città vicine. Adesso? Cosa potrebbe spingere un foresto a venire in città un sabato sera? Giusto un paio di realtà che insistono a fare musica dal vivo, su diversi fronti (iper commerciale e iper ricercata) che speriamo anche per la prossima stazione proseguano.

Ma in generale Crema non è eccessivamente appetibile. Non bastano le, pur belle, manifestazioni spot una tantum. Va bene una notte bianca-blu-rosa-viola, un mercato europeo. Ma serve anche un tessuto più fitto di cose. Una biblioteca o un museo aperti di sera, che so la possibilità di autogestire letture o piccoli live acustici nei luoghi più scivolosi (giardini, campo di Marte). Qualcuno so che aveva proposto la creazione di una serie di librerie di bookcrossing mobili, a bordo di carri a pedali che qualcuno ha a disposizione. Guardate che le idee e la voglia di realizzarle a costo zero, o quasi, ci sono.

All’assessore alla cultura a venire del prossimo sindaco, che sia un Bonaldi 2 o qualsiasi altro, consiglio di riprendere una attività di discussione e monitoraggio con le tante realtà associative, di servizio ma anche commerciali che condiscono la vita socio culturale cittadina. Scoprirà che si possono fare un sacco di cose anche solo conoscendosi. Una delle problematiche che ha afflitto secondo me l’assessorato alla cultura di Paola Vailati è stato, oltre alla mancanza di cash (di cui ha poche colpe), la miopia verso le realtà a lei lontane. Secondo me non si è sforzata (troppo) di guardare al di la del bel giardino delle realtà a lei congeniali e vicine.

In questi anni l’ho vista entusiasta per le iniziative quelle insomma diciamocela tutta, ma si quelle sinistrose da iper impegno. Santo cielo vanno bene le palestine, i restiamo umani, le mostre civiche. Ma santo dio il 90 per cento dei suoi coetanei se ne fottono. Non me ne voglia, tanto lo so che ogni tanto non capisce le mie posizioni, ma c’è una categoria di giovani o diversamente giovani che lavora duramente tutta la settimana e che il poco tempo libero che ha lo vorrebbe impegnare for fun, senza pensieri.

Mi ha fatto ridere per esempio la programmazione del cinema sotto le stelle. Santo cielo. Se proiettassero Fantozzi e Lino Banfi ci sarebbe più gente che con una programmazione d’essai da spararsi nei coglioni. Quei bei filmetti che si vendono in un momento depresso a novembre, mica ad agosto con un gelato o una birra in mano. E’ un esempio piccolo e stupido, lo so. Ma rende bene l’idea.

Questa città o mette troppo impegno sociale o troppo poco. Le vie di mezzo no.

Emanuele Mandelli

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