“Sono stato invitato a presenziare ad un gnam col genio della cucina Ferran Adrià. Così ho risposto: lo sono immediato. Se si tratta di vedere Ferran ed epigoni del firmamento Michelin, no. Se c’è da trovarci con te a tavola davanti anche ad un solo bicchiere di vino e stando lontanissimo da cucine molecolari et similia, sì.
Sono esacerbato dal mondo corrusco della grande ristorazione. Sono piuttosto affascinato da una piacevole conversazione inter pocula durante un asciolvere in una rurale gargotta, è lì che ci si tende la mano”…
Così ha scritto, il leggendario Lilluccio Bartoli, fotografo cremonese, esperto, appassionato ricercatore di storie, gastronomiche e tradizioni (ha una cultura, in materia lucida e vasta) cremonesi e globali. Opinionista politicamente (Chapeau) scorretto e diretto, Bartoli è, a modo suo, un oste dell’anima, un cuoco che cucina, tra le mura della sua spettacolare Casa – Mausoleo, per amici e pochi intimi. Già, In quel di Ognissanti, frazione di Pieve San Giacomo, Lilluccio, personaggio incredibile, da sempre coltiva con assaggi e studi, la passione, appassionata, per i fornelli e ha creato e curato, rubriche di gastronomia (ne scrive dagli anni Ottanta) per giornali ed emittenti televisive… Un suo motto? “Dove finisce il mio indice inizia una macchina fotografica. Come fotografo so mettere a fuoco, come sul fuoco”.
stefano mauri





