L’infinito provincialismo del vorrei ma non posso della Città Giocattolo

L’infinito provincialismo del vorrei ma non posso della Città Giocattolo

Cosa può regalare alla vita cittadina l’ordinanza, di cui abbiamo dato conto poco fa, sul prolungamento degli orari per la musica nei locali? E’ una domanda difficile che si inserisce nell’infinita lotta tra chi si lamenta che non dorme che “madonna c’è un casino” e chi si lamenta che in questa città “non c’è un tubo servirebbe un po’ di vita”. E’ la musica nei locali, o sono le bancarelle. E’ che qualsiasi cosa si faccia c’è sempre qualcuno che dice “prima i cremaschi” è la storica e tradizionale indecisione di questa città tra il vorrei ma non posso del nostro infinito provicialismo.

Permettere ai locali di vivere un oretta o due in più non è male. Certo poi se il locale in questione è sotto le finestre di camera mia allora anche no. Solito discorso sempre uguale, solito cul de sac da cui non si esce. E’ il provincialismo, appunto, di chi dice che fa male vedere i tortelli di zucca in piazza sulle bancarelle e non i tortelli cremaschi (poi magari posta su Istagram le foto dei casoncelli bergamaschi), dei locali che si lamentano che se si può pranzare all’aperto nelle iniziative in piazza si leva ossigeno ai ristoranti locali (che la domenica a mezzogiorno sono quasi tutti bellamente chiusi), di chi dice che nei weekend i supermercati dovrebbero esser chiusi (poi va a fare la spesa che lavoro tutta la settimana e a cavallo della pausa pranzo c’è poco casino), oppure di quelli che si sparano 100 chilometri per andare a Brescia o a Milano a sentire band (che quando c’erano alcuni locali passavano anche a Crema, magari gratis).  Quelli che andavano tre volte alla settimana a Melzo al cinema (poi quando ha aperto un multisala cittadino hanno smesso di andare al cinema che costa troppo caro, e poi non fanno più i film d’essai). E di esempi ne potremmo fare a iosa.

Però per 15 giorni si può fare musica nei locali un paio di ore in più. Che musica? Dal vivo? No dal vivo a Crema non si suona quasi più. Però è bene che si possa fare. Come è bene che per 10 giorni ci siano le bancarelle in piazza (anche se appoggio l’idea di Stefano di usare anche altri spazi come i giardini), anche se maledizione ai mantovani cercando di invaderci con il loro tortello (che comunque quando vado a Mantova mangio sempre molto volentieri).

Emanuele Mandelli

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