L’Inter per vincere ha bisogno di uno alla Riccardo Ferri come Club Manager

L’Inter per vincere ha bisogno di uno alla Riccardo Ferri come Club Manager

Intervistato tempo fa da Inter Channel (uno dei tanti appassionati, competenti, densi, sentiti e veri interventi) in occasione del programma serale Memorabilia. Beh riproponiamo in seguito alcuni passaggi di quanto dichiarato dalla Bandiera interista, nonché Eccellenza Cremasca da esportazione Riccardo Ferri (opinionista radiotelevisivo) all’intervistatore Mattia Passariello. Ah … Riccardo senza ombra di dubbio, per vedere l’effetto che fa e per mettere certe cose al fondamentale posto giusto merita di diventare il Club manager operativo dell’Inter. O no? Buona Lettura …

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Diversi gli argomenti di discussione: lo scudetto dei record – “L’anno in cui noi abbiamo fatto l’impresa dei 58 punti, avevamo 11 titolari e poi dei ragazzi che facevano un po’ da cornice. Hanno dato un grosso contributo alla riuscita di quell’impresa ma rispetto al Milan che aveva giocatori di livello noi avevamo qualche ragazzo della Primavera o giovane e che si doveva ancora affermare. Quella è stata un’impresa memorabile, perché scontrarsi contro quel Milan e quella Juventus e riuscire a stravincere il campionato è stata una soddisfazione conquistata sul campo minuto dopo minuto”- , i tedeschi Matthaus Brehme -“Lothar è il giocatore che riusciva a cambiare i ritmi e la fisionomia di una gara. Era il leader, in allenamento come in partita. Tanti all’inizio sottovalutavano Brehme ma noi in allenamento lo avevamo visto subito che era un giocatore atipico, capace di usare i due piedi indistintamente, e poi aveva grande visione di gioco e capacità tecniche impressionanti”. La stagione 93/94: “La squadra non aveva grande consapevolezza dei propri mezzi, eravamo partiti per lottare per l’Europa e ci siamo ritrovati a doverci salvare, c’era la difficoltà di dover cambiare atteggiamento. Alla fine abbiamo colto un risultato incredibile con Giampiero Marini che ha costruito un gruppo coeso per raggiungere l’obiettivo. Bergkamp lì fu decisivo, come Jonk e Zenga. Con Walter abbiamo salutato insieme San Siro con quella vittoria in Coppa Uefa.. Io sono un emotivo, ho pianto in quei momenti”. La strofa di Ligabue sugli autogol: “Beh, poteva anche chiedermelo in maniera delicata, essendo anche interista… Detto questo, non sono il detentore perché anche Baresi e Niccolai ne hanno 8 come me. Comunque ho vissuto i miei successi e i miei insuccessi e mi sono sempre preso le mie responsabilità. Poi magari con i criteri di oggi non sarebbero poi così tanti”. Il campione più difficile da marcare: “Ho affrontato tanti campioni, MaradonaVan Basten… tanti però dimenticano Careca. Era un giocatore immarcabile, sapeva giocare di prima, era intelligente tatticamente e poi aveva compagni come Maradona e Giordano. A volte passavano mezz’ore senza riuscire ad anticiparlo una volta. Poi chiaramente ci sono i vari Maradona, che una volta ha giocato per 20 minuti con le scarpe slacciate, quasi un affronto per noi, o Van Basten che aveva l’appoggio di un tipo di gioco in cui era difficile rubare palla. Marcare Van Basten ma avere il possesso della palla è una cosa, ma dover marcare Van Basten e pensare che gli avversari hanno per l’80% il possesso di palla è un’altra storia”.  Infine il passaggio alla Sampdoria: “Io non sarei mai andato al Milan per nessuna cifra, e neanche alla Juventus. Noi vivevamo ancora con appiccicati addosso i colori, non solo la maglia, ma proprio i colori con cui vivi. Già dal settore giovanile ho iniziato a scontrarmi nei tornei con Juventus, TorinoNapoli e ho finito la carriera scontrandomi ancora con loro e mettendo sempre la stessa maglia. Ho avuto questa parentesi nella Sampdoria che è stata bellissima, in una città che ho amato e con una tifoseria che ho amato, una maglia che ho rispettato ma non l’ho mai baciata. Io ho baciato la maglia dell’Inter. Punto”.

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