Ma prima della leadership, ecco, non bisognerebbe avere obiettivi comuni?

Ma prima della leadership, ecco, non bisognerebbe avere obiettivi comuni?

Ora, si sta facendo, si fa, si è fatto e si farà un gran parlare su chi, a nome o per conto di un territorio (aria vasta? Omogena? Boh), o meglio … del Granducato del Tortello, meriti e debba avere la leadership. Che Stefania Bonaldi, Capomastro della capitale del Granducato, ecco proprio non piace e gli altri colleghi sindaci del territorio, extraterrestri (Antonio Grassi) e ribelli (i cosiddetti pecoroni), naturalmente compresi, sì … non gradiscono.

Detto che un leader, come il football insegna non si costruisce o si inventa, ma semplicemente occorre avere la fortuna di trovarlo (leader si nasce e lo si diventa da soli, per acclamazione spontanea altrui, senza proporsi), la questione quindi è aperta, attualissima, magmatica, arrapante e corposa.

Orbene, ma dato che la situazione tra la nuova università cremasca da ridisegnare, una microeconomia da sostenere, strade, treni, canale navigabile (intriga ancora al parlamentare europeo Salini il progetto?) e viabilità da reinventare, pur fluida è tanto densa, quanto variegata mah, forse, prima di discorrere di leadership non bisognerebbe stabilire obiettivi, confini (chi, quali realtà appartengono veramente al Granducato?), progetti comuni (siamo la patria dei campanili fini a sé stessi, ma tale filosofia è più dannosa che provinciale) da perseguire sul Serio in sinergia e non alla faccia dell’Adda, Oglio, Po e Cresmiero? Meditiamo gente, meditiamo. Intanto il mondo corre. E il Granducato del Tortello osserva.

Stefano Mauri

 

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