Ma puoi guardare Sanremo se sei di sinistra? Seconda serata tra social network e ormone mancato

Ma puoi guardare Sanremo se sei di sinistra? Seconda serata tra social network e ormone mancato

Ma tu? Che sembri di sinistra, guardi Sanremo e lo commenti anche? E’ un commento sulla bacheca di una amica, in una delle serate più social dell’anno, a lasciarmi perplesso e ad aprire una riflessione. Ma cosa è la destra cosa è la sinistra? Si ho capito. Lo ha raccontato Gaber tanti anni fa e molto meglio di me. Ma perché il nazionalpopolare continua ad essere relegato nell’angolo della vergogna?

Oddio in realtà oggi un po’ meno. Un tempo si guardava Sanremo e poi il giorno dopo si diceva: chi io? Ma no ieri sera ho visto i VHS della retrospettiva del cinema bulgaro anteguerra. Oggi si sta sui social a sparare a zero su tutti, la nostra diretta Twitter è apprezzata, così come le incursioni su Facebook. Ma rimane quell’alone. Si guarda Sanremo solo per sparare a zero contro tutti. Anche se ieri sera tutti hanno deposto le armi davanti alla disarmante performance del pianista Ezio Bosso, detto Xico, primo bassista degli Statuto dal 1985 al 1988.

Intanto provavo ad asfaltare il commentatore “molesto” con un passaggio da una vecchia canzone di Enzo Maolucci, Un giorno da leone, scaricatela QUI, che dipingeva alla grande tutti i difetti puzza al naso snob della sinistra degli anni ’70:

Con la pizza il movimento in azione sta cercando alternative alla televisione. E dopo c’è l’intruppamento per Totò, Ferreri, Buriuel, o al Palasport per lo sfondamento. Per me King Kong è un film riuscito, lo dico che mi sono divertito. Il free-jazz e la musica orientale mi fan tanto stare male. “Sto sentendo una brutta vibrazione”, mi sentenzia un sinistro fricchettone (che nel gergo vuoi dire ignorante, cafone).

Da notare che odiava il free-jazz prima di Battiato. Ma cosa resterà della seconda serata del Festival 2016. Della performance di Ezio Bosso abbiamo già detto. Secondo me rimarrà una delle giovani proposte segate al volo. La leonessa Cecile che canta un testo coraggiosamente sexy:

N.e.g.r.a, N.e.g.r.a, N.e.g.r.a  ma quando mi vedi nuda, nuda, nuda  vado bene anche se sono  N.e.g.r.a, N.e.g.r.a, N.e.g.r.a  ma quando mi vedi nuda, nuda, nuda  non te ne frega più 

Segata al volo ma tormentone istantaneo per la panterona. Aspettavo poi Elio. I sette ritornelli in una sola canzone saranno geniali ma l’eccesso di virtuosismo rompe. Non è una canzone. Divertente ma al terzo ascolto mi sa che scoccia. E poi comunque mi ero distratto a parlare d’altro (tette?) qua e la sui sociali. Perché Sanremo è anche questo partire dal pop trash, passare per il dannatamente serio e atterrare sull’ormone.

Ormone che non ho ancora visto sul palco. Almeno io. La modella rumena è perfetta e plasticosa, la Raffaele fa ridere (volutamente), Garko fa ridere (involontariamente), Conti è meno nero del solito. I nastri arcobaleno impazzano, pure Eros, il medley di successi anni ’80 l’ho sentito mentre parlavo d’altro. Ma dannazione le conoscevo tutte.

Emanuele Mandelli

 

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