A pochi giorni dall’approvazione definitiva del ddl Valditara sul consenso informato a scuola, che ha riacceso lo scontro sull’educazione sessuo-affettiva tra i banchi, Clair pubblica “Distant Love”. E mentre il dibattito pubblico si divide su norme, autorizzazioni e confini da stabilire, la cantautrice e docente siciliana interviene laddove la discussione fatica spesso ad arrivare, rimanendo per lo più irrisolta, concentrandosi sul passaggio tra ciò che si prova, ciò che si è imparato e ciò che si riesce davvero a vivere.

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Una sessualità intesa come bisogno fisico anziché come immagine da consumare, come impulso naturale che non si esaurisce nella relazione e continua a farsi strada nell’assenza dell’altro.

Clair, nome d’arte di Barbara Rizzo, arriva da un percorso in cui musica, insegnamento e sensibilizzazione hanno sempre viaggiato di pari passo. Con “Stop Anxiety” aveva trattato il tema dell’ansia giovanile come condizione fisica, mentale e sociale. Con “Colpa Mia” aveva traslato in forma canzone il bullismo, il cyberbullismo e la colpa interiorizzata di chi subisce violenza e prevaricazione. Prima ancora, con “So Perfectly” e “Never Give Up”, il lavoro si era concentrato sulla violenza di genere, sull’identità e sulla responsabilità individuale.

Oggi, con “Distant Love”, si inserisce nel pieno di una discussione che in Italia resta ancora difficile da affrontare senza irrigidirsi. Mentre il Paese si polarizza su come, quando e con quali autorizzazioni parlare di affettività e sessualità a scuola, Clair porta il tema fuori dallo scontro ideologico e dentro ciò che le norme, da sole, non riescono a raccontare, ovvero il modo in cui una persona impara, riconosce o non riesce a vivere il desiderio.

La sua figura resta insolita: una cantante di formazione classica, una docente di Educazione Musicale, una professionista specializzata sul sostegno, un’artista che ha scelto di non separare la propria attività creativa dal lavoro quotidiano con le nuove generazioni. La sua musica non nasce come estensione della didattica, ma porta con sé uno sguardo inevitabilmente allenato al confronto, all’ascolto, alla complessità delle emozioni quando entrano nella vita reale.

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