Nessun “bando segreto” sui luoghi di culto, tra Comune e Centro islamico pausa di riflessione: così dice il sindaco

Nessun “bando segreto” sui luoghi di culto, tra Comune e Centro islamico pausa di riflessione: così dice il sindaco

L’Amministrazione comunale intende smentire categoricamente le indiscrezioni riportate dal quotidiano Il Giorno secondo le quali il Comune si appresterebbe ad un bando “segreto” per l’assegnazione dell’area di Via Milano al quale parteciperebbe il Centro islamico per la costruzione del proprio luogo di culto. Vero che con la comunità islamica si è continuato a ripetere che l’area individuata per il culto è quella di Via Milano, ma viene smentita nella maniera più assoluta la fantasiosa ricostruzione della testata, laddove parla di un assurdo e fantomatico “bando segreto”.

Esistono due elementi fondanti, spiega il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi:

“Le amministrazioni parlano con gli atti pubblici, e lettere, diffide, ordinanze sono state più volte rese pubbliche. Nessuna amministrazione può assumere atti segreti e chi lo afferma se ne assume le responsabilità. Peraltro questi atti pubblici sono fondati su elementi oggettivi e circostanziati e mai assunti, come la lettura dell’articolo suggerirebbe, sulla base di stati d’animo e umoralità dell’amministratore di turno.

Va da sé inoltre che, per poter consentire alla comunità di pregare ottemperando alle regole urbanistiche e scongiurando l’ipotesi di un luogo di culto in Via Rossignoli, è necessario tornare a immaginare una procedura di evidenza pubblica, per mettere nuovamente a disposizione il diritto di superficie su Via Milano”.

Tale considerazione è in linea con quanto sempre sostenuto a proposito della garanzia di un diritto costituzionalmente garantito, quello di pregare il proprio dio, compatibilmente col rispetto anche della disciplina urbanistica. Infatti gli impegni reciproci si prendono all’interno delle regole, che vanno prese sul serio.

“Quanto detto alla comunità islamica a suo tempo circa la disponibilità a rimettere in campo una procedura di evidenza pubblica si iscriveva nell’ambito di una serie di impegni che la Comunità medesima avrebbe dovuto rispettare, primo fra tutti quello di non adibire il capannone di Via Rossignoli ad un uso improprio, cioè ad attività di culto: prova ne è la assegnazione di uno spazio comunale alternativo per la loro preghiera del venerdì. Il comportamento irresponsabile della Comunità”, conclude Stefania Bonaldi, “mette seriamente in discussione il percorso, o quanto meno la sua tempistica, perché è evidente che la prova data nell’ultimo periodo, che ha generato l’ordinanza appena emessa, non offre segnali incoraggianti, costruttivi e di maturità. Una pausa di riflessione servirà da ambo le parti, e per quanto ci riguarda la prendiamo certamente”.

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