Non è che tra pecoroni, corvi e marziani, beh finiremo ancora a “pecorina”?

Non è che tra pecoroni, corvi e marziani, beh finiremo ancora a “pecorina”?

Il dibattito sull’area omogenea o vasta, varchi elettronici e …”dintorni” impazza, infiamma e si accende. Quel volpone di Gianni Rossoni, osservatore interessato alla finestra, si muove e smuove nel silenzio, sussurra a chi deve e, astuto, aspetta. Stefania Bonaldi non riesce a stare ferma: scrive lettere via internet, si incazza, progetta e, udite, udite dà dei pecoroni (mentre Grassi si becca del marziano) ai dissidenti che non la pensano come lei.

Giustamente i pecoroni,  mentre nel frattempo un corvo ha passato la mail incriminata, rendendola pubblica, agli agnellini (nella fattispecie fino a un certo punto) del Nuovo Torrazzo (autori dello scoop dell’anno) si incazzano e rispondono per le rime. Intanto, ovviamente, la Bonaldi si scusa, ci mancherebbe può capitare di usare toni aspri, per il lessico sboccato, comunque farebbe bene a … preoccuparsi del corvo e, in prospettiva area omogenea vorrebbe portare il Granducato verso Milano.

Già, ma i milanesi ci vogliono? Bene, la discussione e il confronto, anche a toni aspri, in politica ci vuole, l’importante però alla fine è quagliare perché mentre pecore, pecoroni, agnelli, volpi e faine parlano, la microeconomia autoctona soffre, la sicurezza interna del Regno Cremasco vacilla e, il rischio di non portare a casa niente, per l’ennesima volta, finendo così a … “pecorina”, sì è concreto. No?

Stefano Mauri

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