Non navigammo più e Medalllo 3: gli ultimi libri da leggere di Emanuele

Non navigammo più e Medalllo 3: gli ultimi libri da leggere di Emanuele

Non navigammo più e Medalllo 3 sono i titoli delle ultime fatiche letterarie del giornalista, scrittore, blogger e musicologo cremasco Emanuele Mandelli, “penna” acuta sempre pronta a intercettare, raccontare e spiegare storie e voci interessanti, intriganti e fuori dal coro. Il primo titolo (in realtà in questo caso il libro è uscito da mesi ma si tratta pur sempre di una novità, ndr) è un instant book d’indagine nel quale Emanuele, a modo suo, snocciolando dati, articoli datati, testimonianze e documenti vari narra la storia del canale navigabile, vale a dire il corso d’acqua artificiale che doveva unire Cremona a Milano (e quest’ultima al mare grazie al Po), proprio quella via d’acqua che, nonostante tutti ne parlino da cent’anni e ne esista già un tratto (da Cremona a Pizzighettone) e nonostante sia tornata nel frattempo a far notizia, beh ancora non è stata completata e, udite, udite… a tutt’oggi, fantasma moderno, concretamente di fatto non esiste.

Medalllo3 è invece il seguito di Medalllo ed è stato scritto con Dimitri Simonetti e lo scorso venerdì è stato presentato al BarLume di Ombriano ed è appunto la continuazione, contestualizzando il tutto agli anni Duemila nella fattispecie, delle gesta di una fantasiosa band metallara attiva nei mitici anni Ottanta a Crema. Nel romanzo troviamo una sezione dedicata a fatti storici realmente accaduti ai tempi dei Medalllo nel Granducato del Tortello e una parte consacrata alla musica autoctona di quel periodo.

Con Emanuele Mandelli ne abbiamo parlato.

Ritornano quindi i Medalllo rigorosamente con tre l ?

Sì presentata al Barlume nel complesso dell’Housing sociale dei Sabbioni di Crema, la nostra curiosa e variegata operazione editoriale è ripartita…

Quando hai scritto il libro?

Qualcosina avevo già pronto, poi durante l’estate con Dimitri abbiamo fatto il resto. Ah le ricerche sui fatti cremaschi realmente accaduti e documentati di cui si parlava nel primo Medalllo sono state fatte nell’archivio storico de La Provincia.   

Torniamo un attimo indietro nel tempo, come mai mesi fa hai confezionato l’inchiesta dedicata al cosiddetto canale fantasma?

Perché la storia del canale navigabile nata agli inizi degli anni Novanta e ripresa alla metà degli stessi è ritornata in auge: qualcuno in regione, a Strasburgo e a Milano vuole riproporre, col tracciato modificato rispetto al passato, il corso d’acqua artificiale. Merita di essere raccontata questa vicenda.

Sei favorevole o no all’allestimento di una simile struttura?

No, un collegamento su acqua di questa tipologia dalla Bassa cremonese al milanese aveva un senso forse soltanto negli anni Cinquanta quando partì l’industrializzazione dell’intera provincia. Ora anche se a Milano si fa un gran parlare di via d’acqua beh riparlare di canale mi pare un tantino anacronistico.

Ma alla fine chi voleva questo benedetto canale navigabile i cui resti oggi sono meta preferita dei pescatori della Bassa?

Il consorzio dell’ente, la Lega Lombarda con l’allora leader massimo Umberto Bossi, il sindaco di Milano dell’epoca Formentini qualcun altro, certamente non gli agricoltori che avrebbero visto le loro terre disgregate, a Cremona.

E Crema?

Assolutamente contraria e ci furono prese di posizione forti con una spaccatura nella stessa Lega Lombarda col cremasco Cesare Giovinetti, sindaco padano della Padania nostrana, che di fatto, sconfessando il suo partito si iscrisse alla fazione dei No Canale, paventando il rischio che lo stesso potesse divenire il ricettacolo finale delle acque di scolmatura fognarie milanesi.

Insomma, in un certo senso, questo è l’ennesimo capitolo dell’eterno conflitto d’interesse tra cremaschi e cremonesi…

Anche si, in un certo senso.

Dove è possibile acquistare Medalllo 3 e Non navigammo più?

Sulla piattaforma www.ilmiolibro.it oppure contattatemi via social che vi darò le coordinate del caso.

Sì è veramente un documento da leggere tutto d’un fiato quello realizzato da Mandelli sull’affaire del canale navigabile; racconta tra l’altro anche che il disegno di riqualificare l’area della Tencara (laddove a Pizzighettone si perde nel nulla il tratto di canale già realizzato) rendendo poi navigabile il Po creando così la via d’acqua da Milano – Venezia con costi attestati sui 2,5 miliardi di euro (l’Europa coprirebbe il 40% dei costi) e i due relativi progetti pronti. I favorevoli a tale straordinaria visione? Il sindaco Pd di Milano Beppe Sala colui che vorrebbe recuperare pure i navigli meneghini, l’europarlamentare Salini e la maggioranza della Regione Lombardia. Guardinghi, attendisti, sensibili al recupero della zona Tencara, non contrari a priori esponenti dell’associazione industriali e i consiglieri regionali Federico Lena e Carlo Malvezzi. Agostino Alloni? Contrario.

Stefano Mauri

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