Paolo Vitalini: “La mia Next Beer alla canapa? Pensata come fosse uno spumante”

Paolo Vitalini: “La mia Next Beer alla canapa? Pensata come fosse uno spumante”

Ama definirsi semplicemente agricoltore, ma Paolo Vitalini è anche, o meglio… soprattutto un imprenditore illuminato, attivo nel campo delle energie (rinnovabili e non) che, ecco si è messo in testa l’idea rivoluzionaria di tornare, per così dire a riscoprire un’agricoltura sociale, ecosostenibile, sana e attenta, rivolta a ciò che si coltivava una volta dalle nostre parti, in questo Granducato del Tortello troppo sbadato, forse, per accorgersi che si deve andare avanti senza perdere però di vista ciò che siamo stati. Ebbene, insieme alla riscoperta della canapa, coltivata esattamente come si faceva tanti anni fa (e nella fotografia si vede la vecchia insegna posta sull’ex industria, dedita appunto alla lavorazione della canapa, De Magistris di Bagnolo Cremasco, ndr), il buon Vitalini (visionario inesauribile) si è messo pure a fare la birra, ehm la “Next Beer” (www.nextfarm.it). Rigorosamente a base di canapa. E con lui ne abbiamo parlato.

Come vanno le birre Made in Next?

Bene, la gente inizia a capire e apprezzare il gusto.

Sei tu il mastro birraio, l’addetto alla trasformazione, o meglio, fermentazione della canapa verso il prodotto birraio finale?

Certamente e, apprezzando il vino, beh in un certo senso ho pensato alla mia birra a base di farina di canapa come se fosse uno spumante.

Sai che la tua Next Beer la vedo bene coi Tortelli Cremaschi?

E fai bene. Consiglio a tutti di provarla e di scegliere l’abbinamento poi col cibo che più vi garba. Ho poi già in uscita una nuova birra, ma ne parleremo in seguito.

Sempre convinto che il settore agricolo cremonese cremasco sia prossimo a una svolta?

Sì ed è bene se ne convincano anche gli altri colleghi agricoltori. Oltre al mais c’è dell’altro, siamo prossimi a un nuovo Medioevo, anzi ci siamo già dentro e per uscire dal guado urge riscoprire vecchie colture, ahinoi dimenticate, ma un tempo coltivate tipo, solo per fare appunto un esempio, la già menzionata canapa.

Ma c’è richiesta in merito?

Assolutamente sì basta pensare che l’industria alimentare, animale e umana, la cosmesi, il tessile e l’edilizia si sono finalmente accorti delle potenzialità della canapa italiana. Dobbiamo creare un nuovo tessuto locale sostenibile, ecologico, etico, inclusivo e sano, con un’agricoltura che parta dal basso per guardare verso l’alto rispettando tutto e tutti. Ambiente compreso.

  Stefano Mauri

 

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