“Il glorioso 17 aprile del 1575 con grande solennità, processione e concorso di popolo fu posta la prima pietra ne’ fondamenti: ed in quell’istesso anno fu quasi compiuta la fabbrica. […] La chiesa fu dedicata a San Francesco; e perché in vicinanza al convento trovavasi una antica chiesa dedicata a San Lorenzo martire mezza diroccata, monsignor Girolamo Regazzoni, vescovo di Bergamo, e Visitatore Apostolico del Cremasco, ne ordinò la demolizione, e per serbarne la memoria, volle si dedicasse a san Lorenzo la cappella minore della chiesa nuova che andavasi erigendo”.
Così, nel 1906, scrivevano sul Corriere Settimanale Crema e Circondario. E, tale, storica notizia, rimarrà nella storia per sempre, col futuro che, ora che pure Papa Leone XIV (interpellato ad hoc da emissari cremaschi) non è riuscito, o meglio, non è entrato nella decisione, presa tempo fa dal ministro provinciale dei frati Cappuccini, Angelo Borghino di chiudere il convento dei Sabbioni di Crema, con l’attuale parrocchia, accorpata, dal settembre 2026, a quella di Ombriano. Eh già, a quanto pare, la scelta ora è definitiva sul serio. E nel 2026, quando la festività di San Francesco diventerà festa nazionale, i frati, nella parrocchia (quasi ex), quartiere, periferica della capitale del Granducato del Tortello, ahinoi non ci saranno più.
stefano mauri





