Parlano i fatti e non le previsioni, un pasticcio a Crema su Imu e Tari

Parlano i fatti e non le previsioni, un pasticcio a Crema su Imu e Tari

Perché dovrebbe interessare ai cittadini il successo di un ricorso avverso l’amministrazione in tema accertamenti? Perché viene dimostrata, a chi ancora ne potesse dubitare, l’azione vessatoria dell’amministrazione comunale verso i suoi contribuenti per il recupero in un’unica soluzione di cinque anni di eventuali crediti per ICI e IMU.  Dimostra inoltre  che non avevamo torto a rilevare, da subito, che quanto l’amministrazione comunale andava mettendo in campo nel tentativo di fare cassa (ogni altra motivazione sarebbe fuori luogo perché priva di buon senso) partiva con il piede sbagliato e con criteri che nel tempo, come è puntualmente avvenuto,  si  sarebbero dimostrati improvvidi perché politicamente raffazzonati oltre che profondamente sperequativi.

Un assessore “tecnico” al bilancio, un dirigente costosissimo quanto inutile rispetto alla causa (non solo questa, l’altra ad esempio la rivisitazione dei BOC allo state dell’arte ancora in alto mare), un sindaco, una giunta nel suo complesso che non hanno saputo vedere oltre il proprio naso rimanendo sostanzialmente e colpevolmente ignoranti in materia.  Abbiam già segnalato i pesanti minori incassi da IMU a fine luglio rispetto alle somme iscritte a bilancio 2016. Il rischio è che, se si confermasse il trend, sarà difficile per fine anno riscuotere quanto previsto a bilancio e questo creerà problemi sui bilanci successivi, per l’obbligo di accantonare quanto non incassato nel neo costituito Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità.

Questa amministrazione ha messo in campo azioni nei peggiori modi per poter incassare soldi dai cittadini (oltre al multometro della tangenziale):

  • ha imposto il recupero, quando dovuto, per i 5 anni precedenti in una volta sola anziché di anno in anno, proprio in tempo di crisi economica, e tacciando tutti di evasione senza dar conto delle difficoltà ad esempio dei neo-disoccupati;
  • son state emesse centinaia di cartelle errate;
  • è stata assegnata in modo diretto per 207000 € , senza gara, l’attività di accertamento alla Cooperativa La Fraternità e Sistemi, quando già era prevista nel contratto con ICA e sapendo sin dall’inizio che avrebbero potuto raggiungere il massimale prima della scadenza del contratto, con l’obbligo di risoluzione anticipata.

Conseguenze: che le attività di accertamento medesime si interrompessero lasciando alcuni cittadini sotto torchio e altri esenti da azioni di verifica per lo stesso anno di accertamento, con evidente ingiustizia ed oggettiva sperequazione. Ma questa non è l’unica ingiustizia: già abbiam detto che non potendo superare il massimale non è stata attuata una verifica puntuale su quanto potesse essere l’accertamento di tutte le aree edificabili, con disparità di trattamento dei cittadini e possibile perdita per il comune. Alcuni anni sono definitivamente caduti in prescrizione.

Ora giunge la notizia che è stato accolto uno dei ricorsi contro l’amministrazione, per un accertamento di decine e decine se non centinaia di  migliaia di euro imputato dalla Cooperativa verso un contribuente cremasco, subito tacciato come evasore dai puri della politica (senza darne nome e cognome per la verità), proprietario di un’area edificabile cui è stato attribuito un valore evidentemente SBAGLIATO. E sbaglio non da poco. E non sarà l’unico ricorso ad essere probabilmente accolto. Il privato riteneva che il comune avesse sbagliato in ordine alla natura dell’immobile accertato e la commissione gli ha dato ragione ben oltre ogni ragionevole previsione.

“La Commissione esaminata la documentazione agli atti, ritiene che il ricorso sia da accogliere in quanto “quando un fabbricato fatiscente , come nel caso in oggetto (area ex everest), viene classificato al catasto urbano come F/2 collabente, lo stesso non può essere sottoposto a tassazione dato che non ha alcun reddito catastale e neanche l’area si può tassare in quanto vi è ancora l’immobile e non il sedime dell’area”

Una conclusione già precedentemente confermata anche dalla Corte di  Appello di Brescia. Ma come, meglio della Cooperativa bresciana non si poteva trovare sul mercato e invece cosa accade? Certo a tutti può capitare di sbagliare ma cantonate di questo tipo come son giustificabili dall’assessore, così pronta a dire che ICA non avrebbe saputo fare lo stesso lavoro? O così schiva a dare risposte puntuali a domande precise per comprendere le scelte e le azioni messe in capo e la loro legittimità?

 

Simone Beretta, Laura Zanibelli

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