Pedofilia in comune, cold case dei tempi di Bruttomesso. E anche la minoranza abbandona Agazzi

Pedofilia in comune, cold case dei tempi di Bruttomesso. E anche la minoranza abbandona Agazzi

Ma il caso pedofilia in comune? Abbiamo dato conto ieri del caso, e di come l’ha trattato la stampa locale. Alle 18.25, dopo aver passato la giornata a guardare, scende in campo anche Cremaonline con un pezzo a firma del direttore Andrea Galvani che smorza i toni e pubblica la nota stampa del sindaco che spiega la vicenda.

Intanto noi avevamo chiesto un po’ a destra e sinistra: ma cosa c’è di vero in sta cosa? E ci avevano detto che si c’era del vero ma era un caso che risaliva addirittura alla amministrazione Bruttomesso. Insomma alla faccia del cold case. In effetti la cosa viene confermata dalla nota stampa che Cremaonline pubblica, da li riprendiamo che a noi non è arrivata e sul sito del comune, ci pare, non ci sta.

“Il consigliere Antonio Agazzi dimentica di riferire, tuttavia, che del precedente decreto penale, assunto dalla magistratura durante il mandato del sindaco Bruno Bruttomesso, non esisteva traccia alcuna agli atti del Comune e tantomeno nel fascicolo dell’interessato e che l’amministrazione all’epoca in carica non ritenne di adottare alcun provvedimento. La nostra amministrazione, quindi, è potuta venire a conoscenza della precedente vicenda solo in occasione degli eventi più recenti ed ha immediatamente posto in essere le azioni cautelative necessarie”.

Diciamo che è una bella stoccata che non ha bisogno di altri commenti. In tanti ieri su Facebook hanno discusso poi sull’opportunità o meno di utilizzare simili notizie per fare campagna elettorale. Nella nota del sindaco c’è una considerazione che va in questa direzione:

“Non commentabile dunque e di alto disvalore etico e politico, il tentativo disperato di coinvolgere l’amministrazione in una vicenda personale, messa immediatamente in salvaguardia e su cui, comunque, è doveroso attendere l’esito degli accertamenti giudiziari. È chiaro a tutti, infatti, l’intento strumentale di volere coinvolgere l’amministrazione comunale con responsabilità morali e giuridiche per un fatto personale limitato, con l’illusione di potere mischiare un caso gravissimo e drammatico, che ha profondamente turbato e indignato l’intera comunità cremasca, riguardante una figura a suo tempo influente e contigua ad alcuni esponenti della passata amministrazione, con una vicenda minore, messa rapidamente sotto controllo oggi dal Comune. Nel caso del funzionario comunale, sia pure nel rispetto della dignità e della riservatezza della persona coinvolta, la nostra amministrazione non ha indugiato nell’assumere i provvedimenti dovuti, adoperandosi con cautela, tempestività ed immediatezza”.

C’è una domanda sospesa da fare: hanno lo stesso valore etico i due casi messi a confronto da questa vicenda? Difficilissimo dare una risposta. Non ci proverò. Però posso dire che se proprio dobbiamo fare campagna elettorale con argomenti da televisione del pomeriggio avrei preferito una campagna elettorale fatta di amanti, tette, scopate pecorecce sotto (o sopra) le scrivanie. Eticamente mettere in campo abusi sui minori mi piace poco.

Intanto La Provincia di oggi da conto della nota stampa del sindaco ma soprattutto delle reazioni del resto della minoranza. Che abbandona Antonio Agazzi al suo destino. Beretta, “non sono un aguzzino, non sono come Bordo”. Ancorotti, “basta fango, mai parlato del caso Inzoli”, Zanibelli mette sullo stesso piatto il comportamento del sindaco e di Agazzi; Di Feo “veli pietosi? Non non sapevamo nulla, stessa risposta data da Torazzi.

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