Preghiamo per la fine del coronavirus e per Padre Gigi che ripete e ripeteva: “La Risurrezione è la nostra forza”

Preghiamo per la fine del coronavirus e per Padre Gigi che ripete e ripeteva: “La Risurrezione è la nostra forza”

Oggi sono 18 mesi che p. Pier Luigi Maccalli è stato rapito in Niger.

La recente liberazione dell’italiano Luca Tacchetto e dell’amica canadese Edith Blais, avvenuta in Mali sabato scorso, ha portato un soffio di speranza che la stessa cosa possa accadere presto anche per p. Gigi.

Siamo nel pieno della Quaresima e ci ritornano nel cuore le parole le parole che, tu p. Gigi, scrivevi due anni fa: per poter godere della gioia della Risurrezione bisogna percorrer la Via Crucis, la via della croce che prima di noi ha percorso Gesù.

Caro p. Gigi: assieme a te ci addossiamo la croce di questo tempo di epidemia, di paura, di sofferenza, affinché la risurrezione di Gesù risplenda nella tua vita, una vita finalmente libera, serena e gioiosa.

Storie di croce e di resurrezione

“Yempaabu è un giovane quindicenne di Bomoanga che si è rotto la gamba cadendo in moto la settimana scorsa. È attualmente all’ospedale di Niamey per l’intervento. Naturalmente le spese sono totalmente a carico del paziente.

La vicenda di Monica sembra una storia infinita. Dopo la quarta operazione all’occhio sinistro è subentrata un’infezione da stafilococco.

Fortunatamente ha reagito all’antibiotico, la ferita si è rimarginata, ma ha lasciato una forte aderenza della guancia allo zigomo.

Il chirurgo che l’ha visitata recentemente ci ha detto di ritornare tra tre mesi. Speriamo di non avere sorprese e che il tumore non sia recidivo da qualche altra parte.

Mentre sto scrivendo queste righe, bussa alla porta il “piccolo Abdoulhadi” di tre mesi. Oggi è un bel pacioccone, ma la sua storia di vita ha rischiato di nemmeno cominciare.

La mamma è morta durante il tragitto che la portava dal villaggio all’ospedaletto di Torodi per il parto. Il medico ne ha constatato il decesso, ma auscultando il battito di vita del bambino, li ha invitati a continuare la corsa fino alla capitale.

Così il figlio è stato estratto in buona salute, alla maternità di Niamey.

Il mese scorso sono arrivati a Bomoanga per un seguito nutrizionale, grazie all’indicazione di una donna del loro villaggio che era passata da noi per le cure del figlio malnutrito.

La nonna di Abdoulhadi ha così imparato a ben dosare il biberon e sono ripartiti con una scorta di dodici scatole di latte (abitano a più di sessanta chilometri).

Tutte storie di risurrezione che hanno attraversato la via crucis.

Mi sostiene la convinzione che la missione ed in particolare la prima evangelizzazione altro non è che umanizzazione.

Un adagio di François Varillon dice: “Ciò che l’uomo umanizza, Dio divinizza”.

Io la chiamo la pastorale del “con”: attraverso piccoli gesti di compassione, comunione, consolazione e condivisione, rinasce (e a volte risorge) la vita.

Questo non elimina il sapore amaro delle sconfitte e non diluisce quel grido spezzato in croce: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”.

Solo la risurrezione è la nostra forza: “Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra fede”.

Ogni anno risuona il grido pasquale: è risorto! Cristo risorge ancora là dove c’è un gesto d’amore.

Da una lettera di p. Pier Luigi Maccalli del giugno 2018 da Bomoanga

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