Gentilissimi consiglieri,
confesso di provare una buona dose di imbarazzo nel rispondere alla presente interrogazione. Tuttavia – e mi spiace dare questo tipo di delusione – non quel tipo di imbarazzo che questa Vostra interrogazione mira in evidenza a suscitare. Perché l’intento di questo Vostro atto è chiaro, sebbene celato dietro il velo del richiamo alla correttezza istituzionale e all’adeguatezza della postura nel dibattito politico-democratico: il tentativo di porre il sottoscritto nella condizione di aprire una frattura con uno stimato consigliere comunale di maggioranza oppure, all’opposto, con l’opinione pubblica orientata ad un voto favorevole al referendum costituzionale confermativo dei prossimi 22 e 23 marzo avente ad oggetto «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare». Un tentativo svolto attraverso la richiesta di un giudizio politico-istituzionale del Sindaco su un’opinione privata, non certo manifestata in connessione con il ruolo istituzionale ricoperto dalla consigliera Teresa Caso, priva di ogni connessione con l’attività amministrativa cittadina e gli interessi diretti di Crema – come l’argomento in sé palesa – nonché di profili giuridici.
Mi si chiede, in buona sostanza, di assumere un atteggiamento censorio rispetto ad un’opinione, integrando per l’appunto la fattispecie di “opinione”, di natura politica, il post condiviso dall’interessata sul proprio profilo social personale.
Dalla definizione della Treccani: “Opinione: Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un’interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso”. Mi pare calzante rispetto a quanto stiamo affrontando, forse occupando in modo inappropriato – quantomeno poco ortodosso – il tempo a disposizione dell’istituzione consiliare.
Potrei essere anche lusingato per l’importanza che conferite ad un Sindaco nel richiedere un suo pronunciamento in merito, ovvero alla Vostra considerazione delle sue prerogative, ma temo cadiate in errore nel ritenere che tra queste ultime vi sia un dovere, fosse anche per una dimensione di opportunità, di stigmatizzazione di un simile operato di un consigliere comunale.
Non mi vedrete mai agire un ruolo di censura di opinioni legittime, lecite, ammissibili, a prescindere dal mio personale grado di adesione alle medesime. Un Sindaco non svolge compiti di polizia morale, né la fattispecie in questione può peraltro inquadrarsi nel perimetro di quelle meritevoli di un giudizio di condanna da parte del sottoscritto. Ciò anche in considerazione di un fatto determinante: questa vostra interrogazione cerca di affermare un teorema muovendo da presupposti errati. Non dico da una menzogna, proprio poiché credo che i toni relativi al referendum in questione abbiano già assunto nel dibattito politico nazionale una dimensione che reputo eccessiva ed inappropriata, da ambo le parti. Parlerò, pertanto, di una “forzatura interpretativa”. E se un presupposto, per tale ragione, è errato, lo è tutto ciò che ne consegue ed il teorema implode, cade su se stesso, collassa sulle proprie fragili fondamenta.
La consigliera Caso, come ha già avuto modo di chiarire, non ha minimamente inteso con le affermazioni in oggetto equiparare il “Sì” al referendum con il benché minimo affiancamento al fenomeno mafioso, ma ha voluto evidenziare come, a suo giudizio, la riforma costituzionale di cui si sta discutendo penalizzerebbe la magistratura ed i suoi poteri, anche di contrasto alla criminalità organizzata.
E’ un giudizio. Il suo giudizio e quello di altre persone perbene e di stimati giuristi, così come altrettante persone perbene e stimati giuristi hanno un giudizio differente. Un’opinione, per l’appunto. Un’opinione che, mi pare, nella Vostra interrogazione abbia subìto un processo di sofisticazione, asserendo una volontà di denigrazione e di insulto assente nelle dichiarazioni della consigliera, tanto nelle intenzioni quanto nei fatti. E conoscendone intelligenza e rigore morale ho piena certezza che non vi fosse alcuna volontà di mancare di rispetto a tante stimate persone che hanno nel merito un orientamento differente.
Vogliamo tuttavia non sottacere che anche questo genere di affermazione si inserisce nell’ambito di un dibattito talvolta troppo acceso, polarizzante, che conduce a semplificazioni comunicative foriere di cattive interpretazioni? Mi pare sia stato riconosciuto da ambo le parti, anche in riferimento alle incaute affermazioni dello stesso Ministro della Giustizia Carlo Nordio, quando si è riferito al CSM come “sistema para-mafioso”. Non vorrei dovervi sottoporre un’interrogazione per conoscere la Vostra opinione in merito a tali affermazioni, chiedendone una pubblica abiura.
Detto ciò, ovvero ridimensionata e ricondotta a realtà la questione di cui stiamo parlando, non mi sottraggo certo all’espressione di un personale giudizio: è un modo di argomentare che mi appartiene? Non lo è. Ma è per questo motivo bisognoso di un mio intervento di censura? Altrettanto chiaramente: no, nient’affatto. Si eserciti la dialettica politica, prendano posizione le forze politiche ed i comitati referendari, in qualsiasi modo ritengano opportuno. Benissimo, ciascuno si formerà la propria opinione. Ma l’Amministrazione Comunale svolge un altro lavoro. L’Amministrazione Comunale fa politica attraverso le proprie azioni. Traduce in fatti amministrativi la propria visione di città. Non si occupa direttamente di referendum costituzionali, quale che sia la posizione del Sindaco, di un singolo Assessore, di un consigliere o delle forze politiche e civiche che ne sostengono l’operato. Che peraltro, nel caso concreto, non sono monolitiche nella scelta referendaria.
Anche quest’ultimo fatto – oltre che la totale assenza di timore di smentita nell’affermare che in questi anni l’Amministrazione abbia sempre favorito una postura istituzionale improntata ad una dialettica politico-amministrativa leale e rispettosa – mi consente di consigliarvi di non indugiare troppo nel tentativo di trascinare il Sindaco nella lotta nel fango. E’ tempo perso.

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