Prima Persona, il sensazionalismo sui mendicanti non serve a un cazzo

Prima Persona, il sensazionalismo sui mendicanti non serve a un cazzo

Come reagireste se qualcuno venisse nel luogo dove state lavorando e vi scattasse delle foto senza chiedere il vostro permesso per una inchiesta giornalistica? Forse vi icnazzereste. E’ quello che hanno fatto gli ambulanti africani che stazionano nel posteggio dell’ospedale qualche giorno fa quando una, diciamo sprovveduta, collaboratrice del quotidiano locale è stata spedita li per fare un pezzo. Il caso è servito. Il giorno dopo la storia è finita in apertura del suddetto quotidiano ed è rimbalzata sui social network. Ma è questo il modo giusto di trattare un problema? Già perché di problema si tratta, da qualunque parte lo si guardi. Decisamente no. Questo serve solo ad inasprire la situazione che di suo è già tesa. Le storie di questa gente abbiamo provato a raccontale anche noi, fece scalpore un anno fa una intervista “estorta ad uno di questi.

Intanto su Facebook qualcuno, nel caso un altro amico di Sussurrandom, Alberto Scotti, lancia una proposta che non è neppure peregrina: andare all’ospedale con pettorina gialla e accompagnare le persone più indifese. Non sappiamo quanto possa essere legale, o sul filo della legalità, sicuramente farebbe rumore e costringerebbe a parlare seriamente del problema.

Una nostra altra amica ha imparato a dire: no grazie nella lingua del Senegal e assicura che è sufficiente per bypassare l’assalto. Un altro collaboratore del sito aveva raccontato cosa succede nei sabato mattina di mercato, e gia avevamo fatto delle riflessioni a due voci.

Qualcuno che abbia una idea sensata e risolutiva non è ancora arrivato. Le ordinanze anti accattonaggio non funzionano, e vengono ricacciate al mittente da proteste e ricorsi. Ma chi protesta non ha neppure una soluzione. L’unica cosa che si può invocare è il buon senso. Da una parte e dell’altra. Le provocazioni sono inutili e deleterie.

In realtà una soluzione ci sarebbe anche. Il problema ha una radice: i luoghi sono spesso spartiti da sapienti racket che controllano zone e orari. Il caso del “pizzo alla metropolitana” raccontato alcuni giorni fa dalla stampa nazionale fa testo. Andare a colpire l’ultima derivazione, chi sta sulla strada, è facile ma anche inutile. Decapitare i racket più difficile ma magari anche più incisivo.

Intanto chiederemo alla nostra amica di insegnarci a tutti a dire: no grazie, in senegalese. Perché anche se siamo tolleranti obiettivamente non è davvero facile rimanere sereni e comprensivi davanti a certi comportamenti.

Bruno Mattei

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