Ricordante, quando l’oste, titolare (con la moglie Roberta Zanchetta e i figli Dino e Diego) del ristorante Famiglia Cà Barbieri (ah … come si mangia bene da quelle parti della Bassa Cremonese a Levata di Grontardo, ndr), cuoco, commerciante enogastronomico, opinionista televisivo (Cremona 1 Tv), enologo preparato e Bella Persona del Fare, sì … Mario Barbieri, milanista, arbitrologo e tifosissimo della Cremonese, proprio a codesto disgraziato “giornalaio” confidò: “Fino diciamo al 1925 il vino si è sempre fatto dalle nostre parti: ogni cascina aveva le sue viti e i suoi gelsi. A Levata, nel nostro locale, una vigna c’è tuttora. E Cremona, con parecchie varietà di viti coltivate, beh era la capitale del vino frizzante. Poi il mercato ha creato nuove strade e nuovi bisogni e l’agricoltura si è riconvertita verso le colture oggi diffuse per la maggiore, col mai protagonista assoluto. La vite comunque va coltivata con le giuste e dovute conoscenze tecniche: non ci si improvvisa viticoltori”. Ebbene, a ulteriore conferma di tale tesi, nei giorni scorsi, via social Giorgio Barbieri, giornalista, opinionista, tifoso della Cremonese e di Cremona, ma soprattutto “Mister Bar Sport”, via social postava quanto segue: “Un opusculetto di cinque paginette. Stavolta ho trovato infilato fra i libri questo piccolo tesoro non più alto di una sottiletta. Si intitola ‘Gli antichi mercati del vino a Cremona’ ed è scritto da Agostino Cavalcabò (storico e ricercatore cremonese), nato a Cremona il 16 aprile 1893 e morto sempre nella nostra città il 12 marzo 1960. Si tratta di un estratto della rivista ‘Cremona’ del luglio-agosto 1940, stampato da Cremona Nuova. Non ci sono disegni o fotografie. Cavalcabò ricorda le varie piazze in cui si teneva il mercato del vino a Cremona. Nel 1200 il vino veniva definito ‘oro potabile’ e le qualità maggiormente apprezzate dai nostri antenati erano il Decreto, la Vernaccia, la Malvasia, il Ribolo, il Moscatello, il Pinella e il vino della Marca. I carri trainati dai buoi portavano allora il vino nella ‘corte del Vescovo’, quella davanti a palazzo vescovile. Nel 1544 il mercato venne spostato in quella che quando scrive Cavalcabò era piazza Ciano, oggi piazza della Pace. Il mercato del vino riempì anche piazza S. Agata, la piazza dell’Ospedale, via Platina e in via S. Erasmo. Ma nel 1600 anche piazza Piccola, ora piazza Cavour, era sede del mercato vinicolo. Oggi il mercato del vino a Cremona non c’è più”. Che vitigni si coltivano nel Cremonese? l Grappello Ruperti, vale a dire il ‘ padre’ di tutti gli altri Lambruschi (attuali uve protagonisti della Cantina Caleffidi Spineda insieme alla Malvasia, all’Ancellotta e al Cabernet), coltivati a destra ed a sinistra del Po. Tanto per citarne alcuni: L. di Sorbara, L. Maestri, L. Marani, L. Grasparossa, L. Salamino, L. Mazzone e L. Viadanese. Le uve coltivate nel Cremasco? Mah… Querciàt, Berghemina, Pignòl, Rusèra, Lambrosca, Urmedèl, la Balsemìna, la Nigrùna, la Nigrisóla, la Furtana. Poi la Fillossera, nell’Ottocento distrusse e cambiò tutto, per riscrivere altre storie col Clinto e o l’Uva Fragola. Una curiosità? La vendemmia amatoriale dell’ uva Bramestone in notturna e diurna in quel di Ca’ Barbieri a Levata, oggi è una bella consuetudine di fine agosto, segna l’inizio della riapertura del locale, dopo le vacanze estive.
stefano mauri





