“Nato nel 2019 come trattoria di quartiere, Da Lucio ha saputo crescere ed evolversi fino a diventare un raffinato ristorante in un luogo dove il mare entra nel piatto e il fuoco riscalda l’anima di ogni creazione. Guidato dallo chef proprietario Jacopo Ticchi, il locale punta sul pescato nostrano di grande pezzatura, lavorato con la tecnica della frollatura a secco ( dry-aging ) per concentrare il sapore e valorizzare anche parti meno nobili come le frattaglie. Il menu, sempre in fermento, alterna crudi, cotture alla griglia e in forno a legna. Durante il periodo di fermo pesca si trasforma sostituendo il pesce con carni frollate d’asino, coniglio, piccione o mora romagnola. L’ambiente è studiato per un’accoglienza su misura. La sala luminosa con vista sul mare, pensata da Leonardo Carfì (maitre) presenta ampi banconi centrali per un servizio fluido, tavoli conviviali ed un’atmosfera intima e rilassante che unisce eleganza ad ospitalità romagnola”.

Così postò via social il dottor, o meglio, il DocGourmet d’Italia e Bagnolo Cremasco Sante Barbati: medico, dentista, critico gastronomico e, collaboratore di guide gastronomiche, compresa quella dell’Espresso. Sante, quando scrive di ristoranti, come appunto “Da Lucio” a Rimini, beh, ci fa venire l’acquolina in bocca, no?

stefano mauri

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