Quanto è difficile catalogare il viandante di Maurizio Dell’Olio e Daniele Di Gregorio

Quanto è difficile catalogare il viandante di Maurizio Dell’Olio e Daniele Di Gregorio

Da buon nerd ho bisogno di riferimenti precisi e di possibilità di catalogazione. Ecco perché mi ha messo in grande difficoltà l’ascolto e la successiva stesura della recensione de “Il viandante”, progetto musicale di Maurizio Dell’Olio e Daniele Di Gregorio. Intanto va detto, appunto, progetto musicale e non disco perché è difficile dare una definizione diversa all’opera.

I nomi che mi sono venuti in mente durante l’ascolto sono tanto disparati che potrebbero confondere ulteriormente le acque: Antonio Bartoccetti, Milt Jackson, Mike Oldfield, Metamorfosi, Gong, Magma, Steve Vai, Jaco Pasturius, Manowar. Si perché in questi 50 minuti di musica e racconto che hanno visto la partecipazione di musicisti, per lo più cremaschi, disparati c’è dentro un senso disparato di riferimenti.

Che poi riferimenti non lo sono. Perché presumo che Maurizio non abbia idea del perché alcune cose mi sono venute alla mente. Ad esempio lo space rock e l’utilizzo del latino come lingua fatto dagli Antonius Rex e dagli Jacula (due dei progetti di Bartoccetti) negli anni ’70. Oppure quel senso di misticismo presente nella discografia dei Metamorfosi, le dissonanze a cavallo tra jazz e progressive dei Gong, le digressioni chitarristiche dello Steve Vai dell’incredibile esordio Flexable, la narrazione epica dei brani raccontati dei Manowar, il jazz arioso con inflessioni swing del vibrafono di Milt Jackson negli anni ’50.

Credo di avervi confuso ulteriormente. Ma era la mia intenzione farlo. Tanto poi ognuno ascolta con le orecchie plasmate dai propri riferimenti. E vanno benissimo le parole della prefazione di Gilberto Polloni per definire l’opera: “Una metafora di sapore iniziatico. Un’opera multimediale nella quale tuffarsi come in un lago di meditazione”.

E allora si apre con la sospesa e delicata sonorità di “Come piccole stelle”, con la voce di Sofia Maggi che ci introduce nel viaggio e il vibrafono di Daniele Di Gregorio che cesella appunti sonori che prendono corpo in “Preghiera per te”. In mezzo “Aër” con il flauto e soprattutto la declinazione sensuale e materna di Eleonora Bonizzoni in latino. “Principio sonus” è una piccola suite progressive dove forse spunta la narrazione filmica alla Goblin, “Blu e magenta” si avvale della profonda e vibrante voce di Antonia Pellegrino e della tagliente e precisa chitarra di Tommy Dell’Olio, la conclusiva e lunghissima “Cosmic mysterium” è un film narrato da Jim Graziano Maglia che ha un testo che è una mini Divina commedia.

Per finire il giro di citazione dei musicisti e delle voci: Alessandro Lupo Pasini, Sergio Dell’Olio, Eve e Roberta Patrini, Mikael Vage Zenskog. Il disco lo si trova alla Mondadori e costa 15 euro. Il ricavato va all’associaizone di volontariato Etiopia ed oltre. Una confezione molto particolare, come sempre nella discografia di Dell’Olio. La grandezza della confezione si avvicina a quella dei vecchi 45 giri. Le foto contenute sono immagini aerospaziali dell’astrofisica Sara Wager. Il disco è stato presentato al Teatro San Domenico lo scorso 11 dicembre. La realizzazione ha richiesto due anni di lavoro.

Il disco arriva 6 anni dopo “La musica e l’aria”, la favola ecologica del 2013; dodici anni dopo “Blues for Tibet”, venti dopo l’esordio da solista del 1999 “Shravani Purnima”. L’esordio discografico di Dell’Olio con gli storici Cafewien è invece datato 1994 per la compilation “Accordo” che riuniva gruppi cremaschi degli anni ’90 a favore dell’Anffas. L’unica uscita dei Cafewien è invece datata 1990, ma la sua pubblicazione è antecedente.

emanuele mandelli

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