Quella volta che il piccolo Matteo abolì il Natale

Quella volta che il piccolo Matteo abolì il Natale

Era una fredda giornata, come è giusto che sia una antivigilia di Natale. La città era ancora coperta da una spessa coltre di neve, le risorse comunali non permettevano di ripulire le strade e le forti nevicate avevano creato un panorama da paesaggio artico…..

“Non male, la slitta di Babbo Natale quest’anno non avrà problemi a scivolare, il vecchio non ha scuse, dovrà consegnare un sacco di regali” questo fu il pensiero del piccolo Matteo mentre osservava i tetti cittadini dalla finestra della sua cameretta. Matteo era un bambino un po problematico, nonostante i suoi dieci anni dimostrava un piglio da intellettuale che lo faceva apparire molto  avanti rispetto ai bambini della sua età.
La mamma, dalla cucina lo chiamò
– Matteoooo vieni, c’è pronto! Spegni il giradischi e vieni a tavola.
Contro voglia il piccolo spense il giradischi mentre ancora suonava una canzone dialettale ligure.
– Mamma, con tutta questa neve il “vecchio rosso” non avrà problemi, quest’anno potrà finalmente portarmi tutti i regali che gli ho fatto scrivere nella letterina.
– Ma Matteo, tu hai scritto a “Babbo Natale”?
– no mamma, il mio addetto stampa ha steso una lettera di otto cartelle e poi l’ha inviata. Tranquilla non sbaglia mai.
La mamma, perplessa non parlò per alcuni minuti, ma aveva chiaro in testa che qualcosa non andava e che avrebbe dovuto prendere seri provvedimenti.
La mattina seguente, la mamma di Matteo si svegliò di soprassalto, dalla cameretta del piccolo provenivano dei rumori sinistri. In punta di piedi si avvicinò alla porta e vide il piccolo tutto indaffarato a piantar chiodi in assi di legno.
– Matteo, cosa stai facendo?
– niente mamma, sto costruendo un container così il “vecchio rosso” potrà riempirlo e consegnarmi tutto quello che voglio.
– ma caro, un container?
– si mamma, e voglio che me lo consegni sotto il mercato austroungarico! Voglio anche i portici come regalo da quel vecchiaccio!
In quel momento si alzò in piedi brandendo il martello che fino a poco prima stava piantando chiodi.
Era evidente che il piccolino presentava qualche sintomo di “seri problemi” ma, per la mamma ogni figlio è un “pezzo’e core” e non si rassegnava all’idea che andava seguito seriamente.
Fatta una frugale colazione il piccolo, che era molto autonomo, uscì di casa gridando alla sua mamma “voi pranzate, io non torno!”. Inforcata la sua bicicletta si recò velocemente a casa del “mangiafuoco”.
Un omone buono che viveva infondo alla strada.
Bussò alla porta ed entrò. Seduto davanti al camino, il mangiafuoco stava lisciandosi la lunga barba canuta.
– “Questo nostro mondo è diviso in vincitori e vinti, dove i primi sono tre e i secondi tre miliardi”.
Queste furono le parole che il bambino pronunciò con un tono grave, frutto di un ora di prove e gargarismi.
– “lo so piccolo, io e te siamo i primi due, tra poco ti presenterò la terza”
Quel ritrovo, a casa del mangiafuoco era diventato per il piccolo Matteo una consuetudine, gli piaceva passare delle giornate inconcludenti davanti al camino sentendo favole su come cambiare il mondo…. Tanto a fine giornata tornava a casa a mangiare la minestra che la sua mamma aveva preparato in abbondanza.
La giornata non sarebbe trascorsa in modo diverso se non fosse stato per la presenza nella piccola raggia di mangiafuoco di una giovane amica.
“Matteo tra poco arriverà l’amica che compone il terzetto dei vincitori, mi raccomando fai il bravo, trattala bene e sii simpatico”. Matteo anche se un po preoccupato per le parole del “saggio” fremeva dalla voglia di conoscere la nuova amica che finalmente fece l’ingresso nella stanza correndo.
– “Ferma! Smettila di correre, non penserai di arrivare prima! Il mondo deve correre per noi,  noi siamo i centro del mondo”
Il piccolo ricominciava a presentare quei segnali di egocentrismo che tanto piacevano al mangiafuoco….
Che squadra! Per le successive tre ore parlarono in modo concitato dei massimi sitemi che governano il mondo, poi uscirono dalla casa del saggio e facendo un giro per i bar del paese cantando vecchie canzoni presero la loro prima decisione importante.
“ABOLIAMO LA FESTA DI NATALE”!
Il piccolo Matteo quando già faceva buio tornò a casa, la mamma lo guardò e scorse in lui una strana espressione, aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso.
-“Mamma, abbiamo abolito il Natale! Il mio container non mi serve più, lo “butterò” in piazza”
È così che il giorno seguente finalmente fu Natale.
La Mamma del piccolo, per non contrariarlo non gli consegnò nemmeno un regalo e nottetempo portò quella parte del container che aveva costruito, nella piazza principale del paese.
Fu uno strano Natale, solo piccole e brutte luci riuscirono a sopravvivere per il paese e nessuno si scambiò doni o abbracci. La festa fu abolita ma i tre amici preparavano, intorno al fuoco della casa di mangiafuoco, il regalo più bello.
“Costruiremo! Faremo cose che nessuno si sogna di fare! Tutti si ricorderanno di noi!”
E presero felici la Via per Milano.
AUGURI, sia che siate “vecchi”; “giovani”; “saggi” o anche solo voi stessi.
Ricordatevi che dobbiamo essere buoni non solo a Natale e che se ben ragioniamo nel presente: “IL FUTURO APPARTIENE A NOI!”
Pasquino Cremasco
(Visited 21 times, 5 visits today)