Quelle pagine Facebook che fanno apologia di fascismo

Quelle pagine Facebook che fanno apologia di fascismo

LEGGE N°645 DEL 1952 (Legge Scelba)

PUBBLICAZIONE NELLA GAZZ. UFF. 23 GIUGNO 1952 N° 143.

1. RIORGANIZZAZIONE DEL PARTITO FASCISTA

Ai fini della disposizione transitoria e finale si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propagande razziste, ovvero rivolgere la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

2. SANZIONI PENALI.

Chiunque promuove, organizza o dirige associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni…
Chiunque partecipa a tali associazioni, movimenti o gruppi è punito con la reclusione da due a cinque anni…
Se l’organizzazione o il movimento assume… il carattere di organizzazione armata o paramilitare, ovvero fa uso di violenza, le pene indicate nei commi precedenti sono raddoppiate.

4. APOLOGIA DEL FASCISMO.

Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’art.1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni…
Alla stessa pena soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni…
La pena è della reclusione da due a cinque anni… se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.

5. MANIFESTAZIONI FASCISTE.

Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ovvero di organizzazioni naziste, è punito con la pena sino a tre anni di reclusione.
Ho riportato qui sopra le norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana. Già perché la legge, così come è stata pubblicata sulla Carta Costituzionale, dice poco o forse niente. Ma la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, invece, ci dice praticamente tutto.

Sto parlando della legge 645, altrimenti definita “Legge Scelba”, ma più comunemente chiamata “legge dell’apologia del fascismo”. Documentandomi con un attimo in più di interesse, ho scoperto che quello dell’apologia non è altro che il quarto dei dieci articoli che compongono la Legge Scelba e tratta esclusivamente di chi propaganda movimenti o associazioni di orientamento fascista. Ma la Gazzetta Ufficiale ci fornisce molte più informazioni: prima di tutto viene data una definizione chiara di riorganizzazione del partito fascista, con un numero minimo di persone per stabilire l’effettività del reato e viene inoltre fatta una dettagliata distinzione tra chi dirige, partecipa o promuove tali attività antidemocratiche.

Insomma, tante volte si sentono in televisione o si leggono sui giornali personaggi di sinistra gridare ai quattro venti l’apologia del fascismo senza sapere di cosa stanno parlando. Lamentarsi dell’apologia fondamentalmente è come inveire contro la pubblicità del “cavallo goloso” senza stramaledire il regista che l’ha pensata, quindi è ovvio che in certe occasioni la lamentela non può stare in piedi.

Durante le manifestazioni organizzate da alcuni centri sociali, i partecipanti indossano magliette raffiguranti la faccia del Duce, sventolano bandiere con le storiche frasi del ventennio come “boia chi molla” oppure i disegni dei fasci littori.

In questa situazione di propaganda si può parlare di apologia del fascismo

Se andate a cercare i video di questi cortei, potrete constatare il grande controsenso (uno dei tanti) della legge italiana: le manifestazioni sono scortate o comunque controllate dall’occhio vigile delle forze dell’ordine che non muovono un dito contro questi trasgressori.

Scelba nella sua legge definì reato anche il pensiero ed il metodo razzista con pena di reclusione da uno a tre anni. A questo proposito vi consiglio di guardare La fila indiana, uno spettacolo teatrale di Ascanio Celestini in cui potrete sentire degli audio di comizi tenuti da militanti della Lega Nord rilasciare dichiarazioni razziste e di pessimo gusto verso gli immigrati e soprattutto verso la comunità musulmana.

Non so se avete notato, ma questa legge viene fatta rispettare a pieno solamente negli stadi (restringiamo il campo: solo gli stadi di serie A); i cori razzisti a Balotelli oppure, qualche anno fa, il saluto romano sotto la curva della Lazio di Di Canio. In pratica: se tutto succede in diretta televisiva ci si scandalizza, ma se un ragazzo marocchino viene picchiato ed insultato nei bagni di una scuola allora non si può parlare propriamente di reato. Sarà sempre la parola di un “diverso” contro quella di un italiano.

Affronto questo argomento dopo che ho trovato su Facebook la pagina “USQUE AD FINEM” (ma chissà quante altre ce ne saranno poi) nella quale vengono decantate le imprese storiche di Benito Mussolini e in bacheca spesso si propone la riapertura dei forni crematori come soluzione al problema dell’immigrazione in Italia: possibile che dia fastidio solo a me l’esistenza di certe pagine sul social network più famoso del mondo?

Anticipo già quella che potrebbe essere la risposta (più che scontata) della controparte. I neofascisti i attaccano principalmente a due cause: le vittime del comunismo e le foibe.

Molto bene, vediamo di dare una risposta convincente. Ai tempi delle scuole superiori mi si definiva comunista solamente perché non ero leghista o razzista; ho sempre pensato “cazzo! Ma è davvero così facile fare il comunista in Italia?”. In ogni caso la nostra dittatura è stata fascista, quindi essere comunista e portare la magliette raffiguranti falce e martello oppure la faccia del “Che” non è un reato. Con questo non voglio giustificare le vittime delle dittature comuniste e delle foibe, ma voglio sostenere che gli estremismi (sia di destra che di sinistra) sono decisamente un male per le società.
Inoltre si difende un Mussolini costretto da Hitler a diventare razzista durante la Seconda Guerra Mondiale ignorando che il Duce nel 1935, fiero di riprendere la politica imperialista e colonialista italiana, firmava ed approvava piani di pulizia etnica in Libia e in Etiopia. Parliamo di quattro anni prima della storica alleanza con il Fürer (il Patto d’acciaio firmato il 22 maggio del 1939).

Ripeto: in queste righe non voglio giustificare le vittime di nessuno e non voglio esternare un pensiero politico di sinistra, ma voglio precisare due punti in particolare: prima di tutto cercare di far capire che nessuna dittatura ha mai fatto bene ad un popolo. Se il vostro caro Benito Mussolini tornasse in vita oggi stesso, i primi a deportare nei campi sarebbero proprio questi neofascisti di vent’anni che portano jeans firmati a vita bassa per fa leggere a tutti la scritta “Dolce e Gabbana” sull’elastico delle mutande (o in alternativa la squallida fuoriuscita di mezza riga del culo).
Secondo punto e sicuramente quello più importante: la storia è l’arma più potente di cui può disporre la cultura umana, basta non accontentarsi della narrativa (quelle che finisce sui libri di scuola) ma cercare sempre di approfondire consultando fonti certe.

Chiudo l’articolo con una domanda che porgo a voi lettori: come possono persone dai venti ai quarant’anni affermare che “quando c’era lui si stava meglio”? Ora, non sono un genio della matematica, ma anche quarant’anni fa mi risulta che Mussolini fosse già sotto terra da un pezzo! Mha…

Pier Solzi

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