16 Ott 2026, Ven

Ricordare chi ha sacrificato la propria vita in nome di ideali che restano il fondamento della nostra convivenza civile

Ci sono giornate in cui il tempo sembra fermarsi, e la voce della memoria si fa più nitida, più urgente. Oggi è una di quelle giornate. In un mondo che corre veloce, spesso distratto e impaziente, ci fermiamo per un atto di consapevolezza collettiva: ricordare. Ricordare chi ha sacrificato la propria vita in nome di ideali che restano il fondamento della nostra convivenza civile — la libertà, la dignità, la pace. Lo facciamo mossi da un sentimento che è insieme memoria e responsabilità, perché ricordare non è mai soltanto un atto di pietà, ma un gesto politico nel senso più alto e nobile del termine: un richiamo al dovere di custodire e rinnovare ogni giorno i valori per i quali tanti hanno sacrificato la vita.

In questo tempo complesso e fragile, segnato da conflitti che non accennano a placarsi e da nuove tensioni globali che si intrecciano alle sfide ambientali, economiche e sociali, la pace non è più solo un tema da evocare nei giorni solenni: è una costruzione quotidiana che richiede coraggio, lucidità e visione. Oggi più che mai, il ripudio della guerra – inciso nella nostra Costituzione come principio fondativo della Repubblica – deve essere tradotto in scelte coerenti e in un impegno reale, che coinvolga le istituzioni, la politica e la cittadinanza.

Viviamo un’epoca in cui la paura tende a dividere, a irrigidire le identità, a generare diffidenza e chiusura. Ma la lezione che ci consegnano i nostri Caduti ci dice esattamente l’opposto: che la libertà e la pace non nascono dall’isolamento, ma dalla solidarietà; non dalla contrapposizione, ma dal riconoscimento dell’altro. Ricordarli significa, allora, rifiutare le derive dell’indifferenza e del cinismo che rischiano di impoverire la nostra democrazia e di svuotarne il senso più profondo.

Come amministratori pubblici, abbiamo il compito di tradurre la memoria in azione politica, in impegno concreto. Ogni scelta che compiamo – in tema di welfare, di scuola, di lavoro, di tutela del territorio – concorre a costruire o a minare la pace sociale. Ogni volta che un’ingiustizia rimane impunita, ogni volta che la povertà o la marginalità vengono ignorate, si crea una frattura che allontana i cittadini dal senso della comunità. La pace, infatti, non è solo l’assenza di guerra: è la presenza della giustizia, dell’equità, della cura reciproca.

Nel ricordo dei Caduti e dei Dispersi, vogliamo oggi rinnovare un patto di responsabilità collettiva: un patto che impegni ciascuno di noi, nelle istituzioni e nella società civile, a difendere i principi di libertà e democrazia che sono le radici del nostro vivere comune. È questa la forma più alta di omaggio che possiamo rendere a chi ci ha preceduti, a chi ha perso la vita perché noi potessimo vivere in un Paese libero, in una città che crede nella forza del dialogo e nella dignità di ogni persona.

Che questa giornata, dunque, non resti confinata nella ritualità della celebrazione, ma diventi occasione di riflessione e di rinnovato impegno. Perché la pace, quella vera, si costruisce a partire da ciascuno di noi, ogni giorno, nelle parole che scegliamo, nei gesti che compiamo, nelle decisioni che prendiamo.

Con profonda gratitudine e sincera speranza,
rendiamo onore ai Caduti di tutte le guerre, e con loro, riaffermiamo la volontà della nostra comunità di essere, sempre, costruttrice di pace, giustizia e libertà.

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