Gentilissimi consiglieri,

 

la risposta all’interrogazione in oggetto muove da una doverosa premessa, che in ultima istanza rappresenta anche una sintesi della mia integrale risposta, che andrò puntualmente a sviluppare. Una dichiarazione che mi appare pleonastica, ma che, considerato il tenore di quanto formalizzato dagli interroganti – nonché di quanto finanche contenuto in un esposto che i medesimi hanno voluto sottoporre all’attenzione del Signor Prefetto di Cremona in relazione al medesimo oggetto – reputo opportuna: la funzione di indirizzo che la legge riserva al Consiglio comunale ha il mio pieno riconoscimento e rispetto. Tanto in linea generale quanto, in modo più specifico, per ciò che attiene alle azioni di natura politica che il Sindaco è titolato a mettere in atto. 

Tuttavia, diversamente da quanto avviene in altri ambiti, sul piano tecnico il Sindaco non può essere considerato alla stregua di un soggetto giuridico al quale viene conferita una procura relativamente alla quale non può legittimamente promuovere un momento non di disconoscimento, ma di semplice riconsiderazione. 

Il Sindaco infatti, in ragione dell’attitudine a compiere valutazioni di discrezionalità politica che gli è propria, a fronte di ulteriori situazioni sopravvenute, può non già disattendere l’indicazione ricevuta dall’organo consiliare, bensì sospenderla nella perfetta consapevolezza che sarà ancora il Consiglio comunale l’organo a cui sarà rimessa una rivisitazione degli indirizzi a suo tempo dati. E ciò non è che quanto accaduto in riferimento alla vicenda di cui trattasi. 

 

Ciò chiarito, passo a rispondere ai singoli quesiti che sono stati posti.

 

1. L’opzione del voto di astensione espresso in Assemblea è stata dettata dalla necessità emersa di promuovere un momento di riconsiderazione dei Consigli comunali soci relativamente ad una specifica previsione statutaria, ovvero la mancata previsione di un limite relativamente al numero dei mandati per quanto riguarda il Collegio sindacale e l’organo amministrativo della società.

Si tratta di una previsione che, per quanto astrattamente legittima, è stata evidenziata come incongrua da taluni soci di Padania Acque intervenuti nell’Assemblea del 18 dicembre 2025, i quali hanno sottoposto al consesso un elemento di valutazione che era precedentemente sfuggito all’attenzione collettiva o comunque sottovalutato.  

Il voto di astensione ha rappresentato il meccanismo tecnico per far sì che questo specifico profilo divenisse oggetto di rinnovata valutazione da parte dei Consigli comunali, a valle del mandato fornito dall’Assemblea al Consiglio di Amministrazione della società volto ad “emendare lo Statuto, così come posto in deliberazione nella Assemblea in seduta Straordinaria, con una norma che

preveda il limite di tre mandati” nonché “di trasmetterlo ai Soci nel più breve termine”, con ciò peraltro evidenziando di fatto l’implicita cristallizzazione del testo già oggetto di voto positivo dei Consigli Comunali degli enti soci per quanto attiene ogni altro aspetto. 

 

2. La compatibilità del voto di astensione con il mandato ricevuto dal Consiglio risiede nel fatto che tale espressione di voto ha di fatto consentito di sollecitare nuovamente il Consiglio comunale ad intervenire relativamente ad un aspetto meritevole di riconsiderazione.

 

3. L’obiettivo che si è perseguito non è stato quello di neutralizzare la decisione assunta da parte del Consiglio comunale bensì quella di coinvolgere nuovamente il Consiglio comunale in un adeguamento statutario, rispetto al testo sul quale ci si era originariamente confrontati, ritenuto doveroso e necessario alla luce degli elementi di valutazione in seguito emersi. Un atto non solo legittimo, ma altresì opportuno proprio per non incorrere in quella che viene denunciata essere una “scelta personale”, dando modo a codesto Consiglio Comunale di poter formulare il proprio indirizzo su un aspetto di sicura importanza. 

 

4. Ribadisco, come fatto in premessa, il mio pieno riconoscimento del Consiglio comunale quale organo di indirizzo politico ed amministrativo ed infatti l’opzione di voto esercitata è stata messa in atto nella piena consapevolezza che la necessità di un ulteriore momento di approfondimento sarebbe stata sottoposta all’attenzione del Consiglio comunale. Il leaderismo e lo svilimento delle assemblee democratiche non appartiene alla mia cultura politica. 

 

5. Si continueranno ad attuare momenti di informazione e confronto sia formali che informali con tutte le forze consiliari, auspicando che la peculiare situazione creatasi durante l’Assemblea dei soci di Padania Acque del 18 dicembre 2025 possa rappresentare un’eccezione rispetto ad un più lineare processo deliberativo. 

 

6. Come detto, non vi è stata alcuna volontà di scavalcare il Consiglio comunale, ma di promuovere un ripensamento relativamente ad alcune disposizioni statutarie; ripensamento che sarà sottoposto all’attenzione del Consiglio comunale.

 

7. Il voto di astensione è stata una scelta maturata in seno all’Assemblea di cui trattasi, nelle circostanze indicate. Non è stato pertanto, evidentemente, possibile un previo confronto né con la Giunta Comunale, né con il Consiglio comunale. E giova ribadire nuovamente che il voto è stato espresso nella perfetta consapevolezza che il Consiglio comunale sarebbe stato nuovamente coinvolto.

 

8. Credo che la leale collaborazione tra gli organi dell’ente possa anche manifestarsi attraverso degli atti posti in essere dal Sindaco che promuovano una riconsiderazione da parte del Consiglio relativamente ad atti adottati, qualora ne ravvisi legittimamente i presupposti. 

 

9. Il Sindaco, quale soggetto politico, assume una responsabilità politica per ogni scelta che mette in atto. Nel caso di specie, così come in generale, non temo il rischio di censura alcuna. E la ragione è presto detta con riferimento al punto seguente. 

 

10. I criteri che ispirano la mia modalità di dare applicazione agli indirizzi consiliari sono rappresentati dalla volontà del perseguimento dell’interesse pubblico e della ragionevolezza.

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