Roberta Schira da Crema, a modo suo, presenta e promuove quel grande Prosecco che è il Foss Marai…

Roberta Schira da Crema, a modo suo, presenta e promuove quel grande Prosecco che è il Foss Marai…
Non amo particolarmente il Prosecco. Più che il Prosecco, non amo la maniera in cui viene proposto. Non sopporto quando appena entrata in un ristorante mi dicono: “posso offrirle un prosecchino?”. Il diminutivo di un vino ha su di me un effetto di allontanamento. Al massimo, ditemi: “posso offrirle un grande Prosecco?”. Perché esiste. Durante un mio recentissimo e breve viaggio tra le colline di Valdobbiadene, a 300 metri, con sbalzo termico che giova enormemente alle bollicine, ho scoperto il Foss Marai, della famiglia Biasiotto. Gli enologi ci hanno fatto toccare con mano le varie fasi della spumantizzazione e hanno messo in rilievo che i lieviti per la fermentazione non sono omologati (ossia provenienti da laboratori internazionali, “marchio” per vini nati in luoghi molto diversi), ma sono prodotti con le muffe degli acini autoctoni. Ho scoperto molto rispetto nei confronti della terra. E due proprietari – Carlo e Adriana, illuminati e appassionati, con tre figli che continuano a lavorare in azienda non per dovere, ma per scelta. Ho molto apprezzato, per concludere, la decisione dei Biasiotto di scendere al sud, innamorarsi di un pezzo di Puglia, comprare una masseria con ulivi secolari, piantare viti e pensare a creare vini che allaccino un nodo tra il Veneto e la Puglia. I risultati sono promettenti, a partire dal moscato di Trani.

Così postò via social Roberta Schira da Crema, (nella fotografia ritratta col marito giornalista Antonio Bozzo), giornalista, critica gastronomica, scrittrice, gourmet, viaggiatrice, opinionista e Gran Maestra della Confraternita del Tortello Cremasco

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