E ci siamo. La corsa ufficiale a Sanremo 2026 è iniziata ieri con il rigore dell’annuncio del cast dei cantanti in gara del 24 al 28 febbraio prossimi nella cornice super ufficiale del Tg1 della domenica alle 13.30. Un Carlo Conti allegro ma un po’ testo con la lista scritta su un foglio cartaceo ha annunciato metà dei cantanti, poi fatto alcune battute con la conduttrice, poi annunciato l’altra metà del cast.

Un attimo dopo sono partiti i lanci di agenzia, i commenti social, le analisi. Quasi tutte a mio modo di vedere boomerissime e superficiali. Il claim che più è tornato è stato poco hype (per usare un termine usato da Rolling Stone) e cast senza grandi sorprese e con troppi sconosciuti. Insomma cast debole.

Che il cast non sia debole mi sono divertito a dimostrarlo ieri sera analizzando nome per nome in un lungo post sulla mia pagina personale di Facebook. E’ un cast fatto per coprire tutte le direzioni e le declinazioni possibili.

Dai fenomeni social all’indie, dalle vecchie glorie di ogni generazione ai vincitori che tornano in pista, dai fenomeni pop da rotazione radiofonica ai generi specifici come rap, trap, rock. Un occhio ai talent, uno ai fenomeni da passaparola.

Si magari non ci sarà il nome da super hype. Insomma si era parlato di calibri da 90 per la prima volta in gara, si era parlato di nomi emergenti dell’indie, si era parlato di qualche band storica. Ecco questo manca. Non ci sono nomi super annunciati come Subsonica, Emma Nolde, La Nina.

Non ho ancora visto i dati dei bookmaker ma presumo che la strana coppia Fedez/Masini inaugurala lo scorso anno possa essere in pole, ho visto le classifiche della presenza su Facebook, Instagram e Tik Tok e i due assieme svettano in tutte e tre (presumo con il 90 per cento del peso su Fedez). Dopo che aveva spergiurato che a Sanremo in gara non ci sarebbe ma andato Tommaso Paradiso presumo che abbia deciso di andarci per vincerlo.

Non credo abbiano speranze di vittoria i 3 già vincitori: Arisa, Ermal Meta e Renga, ma hanno un pubblico che li segue fedeli lontano dai clamori social. Dal calderone social arrivano due di quelli che più si è detto: e chi sono? Samurai Jai che con Halo ha intascato 9 milioni di wiev e la canzone cantata in diretta dalle ragazze della pallavolo dopo il trionfo mondiale. Ma anche Eddie Brock che potrebbe essere il prossimo Olly.

Il fenomeno più social di tutti è indubbiamente Sal Da Vinci, etichettato come epigone del neomelodismo di Gigi D’Alessio non è più solo un fenomeno del sud. Rossetto e caffè conta 115 milioni di visualizzazioni e nei reel social è sbucata in tutte le salse.

E poi come si diceva un occhio a tutti i generi possibili. Il rock/punk delle Bambole di Pezza band all-woman in pista da un quarto di secolo, il rap adulto di Luchè, quello da classifica di J-Ax, il pop leggero di Ditonellapiaga, quello impegnato di Dargen D’Amico, il cantautorato indie di Levante, quello classico di Fulminacci, l’indie di Maria Antonietta e Colombre, il rock leggero che piace alle mamme di Enrico Nigiotti, i fenomeni da talent come Michele Bravi, i figli d’arte (ben tre, Tredici Pietro figlio di Morandi, LDA figlio di Gigi d’Alessio e Leo Gasmman figlio e nipote d’arte…).

E poi le vecchie glorie anni 60/70 come Patty Pravo e 80/90 come Raf. Quelli che accontentano il pubblico sofisticato come Malika Ayane, i fenomeni pronti a tutto come Serena Brancale, i fenomeni di colore come Elettra Lamborghini… Insomma tutto coperto alla perfezione.

Vedremo le reazioni ai primi ascolti della stampa. La strada è lunga.

emanuele mandelli

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