Sanremo del cuore, della letteratura, ma anche dei grandi temi sociali

Sanremo del cuore, della letteratura, ma anche dei grandi temi sociali

Cominciamo la terza parte del nostro viaggio tra le canzoni sanremesi più care ai nostri concittadini con un “negazionista del Festival”; ho dovuto vincere le sue resistenze iniziali per convincere l’assessore Fabio Bergamaschi che chiunque ha un proprio brano sanremese, che gli appartiene più degli altri e come ogni vera eccezione, ha confermato la regola: “‘Cuore matto’(1967) di Little Tony, mi ricorda l’infanzia, quando andavo, in auto, in vacanza o in gita fuori porta, con i miei genitori e ascoltavamo la collezione “I favolosi anni ’60”, curata da Red Ronnie”.

Meno ostile al dogma sanremese, il suo collega di giunta, Matteo Gramignoli, cita due pezzi, rivelando un vero animo romantico: “Ne ho due, anno 1988 e anno 1992, ‘Perdere l’amore’ di Massimo Ranieri e ‘Gli uomini non cambiano’ di Mia Martini.

Dalla maggioranza, all’opposizione, o meglio al “sempre più votato”, Antonio Agazzi che cita due brani dal forte impegno e impatto civico: “Per Elisa” (1981) di Alice e “L’amore rubato” (1988) di Luca Barbarossa poiché, in tempi dove ancora non erano temi sdoganati, affrontavano il problema della droga, il primo, e della violenza sessuale, il secondo”. Antonio però fa anche un fuoricampo con un’altra canzone, non festivaliera, ma di un artista consacrato al grande pubblico da tutti i gradi della Kermesse:“L’aurora” di Eros Ramazzotti, perché nei suoi versi racconta tante verità, dai sogni che non si riescono a togliere dal cuore, alla speranza che “forse tutto un giorno cambierà, più sereno intorno si vedrà e… sarà l’aurora”; un messaggio benaugurante che credo in questo periodo sia il mantra di ciascuno di noi.

Un ricordo, anche di come si viveva allora, viene da Agostino Alloni: “Mi sono rimaste dentro tutte le canzoni “vecchie”, quelle di quando ero adolescente, da “Quando dico che ti amo” (1967) di Annarita Spinaci, a “Proposta”, ovvero quel ‘mettete dei fiori nei vostri cannoni’ cantata sempre nello stesso anno dai Giganti, ma anche la più famosa “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti (1964). Allora noi ragazzi sentivamo e canticchiavamo solo le canzoni di Sanremo. Quella dei Giganti poi dava un forte messaggio contro le guerre e chiedeva la pace. Quella della Cinquetti invece era proprio per gli sfigati come noi, che non avevano ancora l’età per amare”.

Enrico Tupone, patron della prolifica e apprezzata associazione culturale “Imondidicarta” e dell’omonimo festival, ricorda un brano, celebrato dal palco dell’Ariston per il suo cinquantesimo anniversario: “4 marzo 1943 di Lucio Dalla (1971), canzone fuori dagli schemi di Sanremo, senza parole in rima con amore.  Una poesia fatta musica ‘dice ch’era un bell’uomo e veniva dal mare…’, un Ulisse dei giorni nostri. Un viaggio che non termina mai”.

Chiudiamo con una citazione molto proustiana, per un grande autore sanremese, che però con questo brano vinse, l’allora famoso, Festival di Napoli nel 1964 : ”Domenico Modugno con ‘Tu si’ na cosa grande per me’, perché mi ricorda le mie origini e le belle serate d’estate trascorse in vacanza in Costiera Amalfitana” ci confida Fortunato Amatruda, colui che le atmosfere di quei luoghi e dei suoi protagonisti, i profumi ed i sapori, li ripropone nel suo locale, unico per gusto e ambient, “Anima Romita”.

barbara Locatelli

(Visited 74 times, 12 visits today)