Sarà pur costoso, elettorale, fazioso e scontato, ma il Referendum chiama il Sì

Sarà pur costoso, elettorale, fazioso e scontato, ma il Referendum chiama il Sì

Sostiene Mauro Tenca che il Referendum del prossimo 22 ottobre, non essendo vincolante come quello consultivo, alla fine, in quest’Italia Gattopardesca dalle origini, non cambierà nulla. Laureato in legge, esperto in diritto e costituzione, il buon Tenca (per la cronaca pubblicamente ha detto che andrà al voto e voterà Sì) in materia referendaria qualcosina dovrebbe capire ed è, udite … udite, uno dei volti emergenti (e interessanti) del circolo cittadino (ah come servirebbe da quelle parti un nuovo corso con unità d’intenti) di Forza Italia. Pure Stefania Bonaldi, più convinta e fiduciosa di Tenca, Capomastro del Granducato del Tortello, come del resto altri suoi colleghi sindaci (Sala e Parisi solo per fare due esempi) voterà Sì all’immediata e costosa (oltre 50milioni di euro costerà in Lombardia il voto, mentre in Veneto, dove i voti saranno tradizionali e non elettronici si spenderà  meno) “pratica referendaria”. Perché il Sì comunque avrebbe il suo perché?

Detto che in materia di sicurezza il Referendum ottobrino nulla c’azzecca, senza dubbio per provare a ottenere una riduzione sensibile sul residuo fiscale, una minore vessazione e una maggior ripartizione di determinate risorse, ecco il Sì indubbiamente sembrerebbe auspicabile. Certamente andrebbe a togliere ogni alibi post referendario alla stessa Lega e ai promotori Referendari i quali sostengono (non a torto) che, senza suffragio popolare, Roma non concederà gratuitamente mai nulla al Nord. Curiosamente una decina di anni fa, l’allora Governatore Formigoni individuò una serie di materie da “sottrarre” al centralismo egocentrico romano. La caduta del governo Prodi però prima congelò il tutto e poi di fatto archiviò ogni margine di trattativa. Come mai i successivi governi Berlusconi, Letta, Renzi e Gentiloni mai hanno ripreso tale discorso? Mistero! Con le elezioni regionali alle porte questa campagna referendaria pare confezionata apposta e su misura per l’acuto Maroni prossimo a sfidare il sindaco di Bergamo Gori? Certamente alla “Causa Maroniana”, l’eventuale (e probabile non servendo nemmeno il quorum) affermazione del Sì il 22 ottobre mal non farebbe, ma la visione meriterebbe di essere un pochino allargata e sprovincializzata in tal senso, no? Dulcis in fundo beh, l’adesione convinta al Sì di Stefania Bonaldi (prepara una sua discesa politica verso i lidi romani?) mostra, intrigando, maggior lungimiranza e miglior fiuto politico rispetto a quanto fece Renzi in prospettiva del suo Referendum del dicembre scorso. In che senso? Beh uno sguardo alle attuali richieste dei Governatori Maroni e Zaia (ribadiamolo: con qualche lieve differenza si voterà anche nella vicina terra veneta), probabilmente, Renzi tra un’ospitata Fonziana (che fa rima con Fantozziana ahimè) dalla De Filippi e una corsetta (farà tuttora Jogging l’ex Premier?) salutista poteva, anche solo per vedere l’effetto che avrebbe provocato, concederla. Ah… presidente Maroni si ricordi la promessa: dopo il Referendum i tablet acquistati per votare elettronicamente, evento storico, passeranno in concessione agli istituti scolastici. Mi raccomando.

Stefano Mauri

 

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