Scrp e nuovo statuto, nervi tesi e novità per i piccoli comuni che vorrebbero tagliare la corda

Scrp e nuovo statuto, nervi tesi e novità per i piccoli comuni che vorrebbero tagliare la corda

Se sapevo che era così ci andavo più spesso. Ieri sera ho presenziato alla assemblea informativa di Scrp in cui è stata presentata la benedetta modifica dello statuto della Società cremasca reti e patrimoni, che ha scatenato un dibattito che Sussurrandom ha raccontato alcune settimane fa sentendo i “sindaci ribelli”. Sulla carta avrebbe dovuto essere una cosa di pochi minuti. Al tavolo il presidente Pietro Moro, Aldo Casorati sindaco di Casaletto Ceredano che ha guidato il gruppo che ha modificato lo statuto e i due consulenti legali nuovi di zecca Luciano Gallo e Pasquale Cristiano, entrambe provenienti da Roma.

Dall’altra parte del tavolo la rappresentanza di quasi il 70 per cento dei soci, quindi circa testa più testa meno, una trentina di sindaci. Prima ancora che si potesse iniziare a presentare le modifiche, lo statuto è stato inviato via mail una settimana fa, molti sindaci iniziano a dire che manco l’hanno ricevuto, Casorati dice che ha le mail di conferma di lettura, dicevo prima ancora che si inizi a discutere si accende la bagarre. Anzi prima ancora si distribuisce lo statuto stampato, faccio finta di nulla e ne chiedo una copia, non la danno (giustamente, è ancora da approvare) alla stampa. Anzi Moro sottolinea che se un socio chiede che la stampa se ne vada dobbiamo andarcene. Silenzio. Meno male perché sta per iniziare la parte divertente. Luca Cristiani sindaco di Casletto di Sopra, il primo dei sindaci ribelli che aveva detto a Sussurrandom che lui avrebbe volentieri recesso dalla società, butta in campo il tema. Moro quindi conferma. Questa modifica da diritto di recesso. Ve la vedrete con i vostri consigli comunali, sintetizza.

Poi inizia il duello all’arma bianca tra Antonio Grassi da Casale e Gianni Rossoni da Offanengo. Tre minuti di delirio. Rossoni poi se ne va sbattendo la porta. Salvo tornare qualche minuto dopo e posizionarsi lontano da Grassi. Si spazientisce anche la Bonaldi, sindaco di Crema (lo so che lo sapete ma tocca dirlo qui): “mi sembra di essere all’asilo, sono venti alle 7 e ancora non abbiamo trattato l’ordine del giorno”. Ma che voleva Grassi? Qualche delucidazione su un paio di temi. Lo vedremo. Intanto l’ordine del giorno. Tre le modifiche sostanziali allo statuto: innanzi tutto quello che riguarda l’adattamento alla Legge Madia che riguarda l’adattamento delle attività di core business delle società reti e patrimonio. In soldoni nessuna attività legata ad asset industriali ma solo attività di servizio, Moro usa la parola ancillari che trovo assai bella, ai comuni. Servizi. Altra modifica importante, uno dei punti su cui Grassi chiede di essere chiari, è quella riguardante la partecipazione dei privati alla società, questa dettata da una osservazione fatta dal Ministero a seguito della vicenda legata alla nuova caserma dei vigili del fuoco. I privati non possono fare parte di Scrp, non ne facevano parte ma è meglio metterlo a statuto.

Per finire la modifica che interessa i piccoli comuni. Alleandosi ed arrivando al 17 per cento di quote potranno avere un membro di minoranza nel cda. La società per ora rimane quindi una società per azioni, con i quattro moschettieri Crema, Offanengo, Castelleone e Pandino ad avere la netta maggioranza. Potrebbe diventare una in house con un voto che vale uno. Si vedrà. Non può essere messo a statuto un meccanismo che tuteli i piccoli comuni che non volessero partecipare ad una spesa decisa a maggioranza. Ma può essere discussa in assemblea una sorta di risarcimento. Passo avanti per convincere i ribelli in fuga a rimanere, assieme al discorso membro di alleanza del cda non è male.

Emanuele Mandelli

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