Short Story, perchè Sanremo è Sanremo

Short Story, perchè Sanremo è Sanremo

Voi non avete idea di quanta acqua possò sotto i ponti da Grazie dei fior interpretata da Nilla Pizzi e vincitrice del Festival di Sanremo nel 1951, a 24 mila baci cantata da Adriano Celentano e Little Tony, presentata sullo stesso palcoscenico dei fiori dieci anni dopo.

Nel primo caso avevo cinque anni e c’era soltanto la radio a valvole: mia madre raccontava che mi addormentai. Nel secondo c’era la diretta alla televisione in bianco e nero ed eravamo tutti lì, ancora sotto tutela genitoriale, davanti allo scatolone messo a disposizione delle masse dalla Casa del popolo, a fare il tifo sfegatato come se fossimo stati allo stadio: medaglia d’argento, ben guadagnata a giudizio di chi, come noi, faceva raccolta di brufoli e di incontrollabili scariche ormonali.

“Con 24 mila baci felici corrono le ore”?

Un momento, cazzo! Sperimentiamo su una base oraria.

Il Chicco e la Delia, all’unanimità riconosciuti come i “maratoneti del limonaggio”, totalizzarono trentuno (31) baci con lingua in un’ora. Poi la gara venne sospesa perché il Chicco era andato a “sfrugugnare” dove ancora non era consentito.

Nel settore platonico, vale a dire sfioramento di labbra con carezze sul viso, il podio risultò deserto: dopo mezz’ora, infatti, le coppie partecipanti furono colte, tutte, da una crisi di nervi con eiaculazioni precoci e mestruazioni inattese.

Memori, l’anno successivo disertammo la manifestazione, anche se ci restò appiccicato sulla pelle (quarto posto) un lieve prurito neoromantico: “Dimmi quando tu verrai, dimmi quando quando quando…”.

Beppe Cerutti

 

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