Sillabario, top e flop i temini abusati dalla stampa locale che non la racconta mai giusta

Sillabario, top e flop i temini abusati dalla stampa locale che non la racconta mai giusta

Quanto è difficile stabilire la verità. Non fidatevi mai della stampa. Due delle parole più usate in caso di manifestazioni, spettacoli et similia sono top e flop. Le si usano soprattutto nei titoli, sono parole corte, rendono bene l’idea dell’andamento e hanno una concezione internazionale. Ma cosa è top e cosa è flop?

Secondo Wikipedia:

flop è un termine inglese, equivalente all’italiano fiasco, che indica il mancato successo di un prodotto rispetto alle aspettative del produttore venditore.

Ma subito dopo si aggiunge:

sebbene nell’accezione più comune col termine flop o fiasco s’intenda un insuccesso commerciale, in termini di quantitativi venduti, può anche indicare un insuccesso d’immagine (sebbene le vendite non siano fallimentari).

Cosa si può quindi definire flop? Una manifestazione che costa alla collettività un bel po’ di svanziche, che coinvolge realtà diverse e che alla fine muove poche decine di persone è da considerarsi un flop? Decisamente si. Anche se quando direte la parolina di 4 lettere agli organizzatori vi fulmineranno con gli occhi (se non vi metteranno le mani addosso) sostenendo che è il pubblico a non capire una mazza.

Infatti proseguendo a leggere la definizione su Wikipedia si apprende che:

le principali cause di un flop possono essere ricondotte a: caratteristiche del prodotto, benché in sé valide, non gradite al pubblico, caratteristiche del prodotto effettivamente scadenti o poco apprezzabili, fenomeni di moda, sia relativi alla marca che al tipo prodotto, problemi d’immagine del produttore (anche derivanti da prodotti precedenti), tentativo non riuscito, da parte di un’intera industria di settore, di aprirsi nuovi mercati creando prodotti prima inesistenti ed iniziando una moda.

Facciamo un titolo? Successo di critica per la manifestazione X, ergo il contenuto era magari carino e al critico piaceva ma non se l’è inculata nessuno manco di striscio. Il perché è difficile da spiegare. Ma normalmente il pubblico è meno capra di quello che si vuole dipingere e annusa la sola lontano un miglio. Magari accorgendosi che dietro ad una proposta magari si nascondeva altro. Tipo le solite facce che devono lavorare, una proposta culturale che però era pubblicitaria, una vendetta incrociata tra produzioni che al pubblico non importa, qualche promessa da evadere. Insomma le solite trame.

Ma a questo punto cosa è top? Una manifestazione che costa alla collettività un bel po’ di svanziche, che coinvolge realtà diverse e che alla fine muove poche decine di persone, ma si badi bene quelle giuste, è da considerarsi un top? Per la stampucola che avrà visto in prima fila assessori, commendatori, cavalieri, capitani, sindaci e onorevoli sarà un successone. Foto stretta sugli invitati e fa nulla se dietro c’è il deserto.

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