Devo completare il qui sovrastante titolo per chiarirlo e precisarlo meglio. Alice, Ellen ed in particolare Ornella
Vanoni che mi piaceva per la voce suasiva e penetrante nel fondo dei cuori, ancora oggi io, pur non avendo l’ugola
d’oro, “canticchio” le sue migliori esibizioni. Suscitavano sempre vari sentimenti e tenerezza, soprattutto in
“L’appuntamento” , “Senza Fine”, Tristezza per favore vai via”, “Una ragione di più” , “La voglia, la pazzia” e l’ultima
“Sant’Allegria” cantata con infinita tenerezza con Mahmood.
Negli anni ’70 entrò in coppia con Gino Paoli che, purtroppo, era già sposato. Ciò suscitò rumor fino a ritenerlo un
piccolo scandalo. Però, successivamente, per sistemare il “problema” matrimoniale, convolò a nozze con
l’impresario teatrale Lucio Ardenzi, dal quale ebbe l’unico figlio, Cristiano, i cui figli erano molto legati alla nonna.
Un momento prima di morire Ornella chiese un gelato che l’aiutante portò subito, ma la destinataria aveva ormai
chinato il capo e consegnato lo Spirito. Questo modo dolce di “andarsene” è sintomatico, perché rappresenta
tutta la sua esistenza gentile, senza voler mai disturbare gli altri. Proprio per la sua privacy a cui teneva molto.
Diverso è il discorso riguardo alla fine delle due sorelle tedesche. Hanno scelto il suicidio assistito. Francamente
non sono d’accordo perché credo in una Fede che mi garantisce una vita più importante che diventa l’Eternità ,
aspetto con un po’ di ironia e con tanta scaramanzia la mia fine, que sera sera. Tuttavia, non mi permetto di
criticare né tantomeno dare giudizi, oltretutto non conosco le loro condizioni di salute, mi pare che una delle due
soffrisse di più e non avesse speranza di guarire, l’altra condividesse per amore (siamo sempre state gemelle
quaggiù, saremo sempre gemelle lassù). A parte qualsiasi considerazione religiosa, io amo molto la vita in tutte le
sue situazioni, anche quando ci sono dolori, soprattutto i lutti delle persone più care. Mi limito a citare i miei due
bambini persi a pochi mesi a distanza di due anni l’uno dall’altro, il cui nome era Paolo per entrambi. Infine, non
posso dimenticare il mio nipote prediletto Marcello, morto a 26 anni. Una pugnalata nella carne e nel cuore! Per
tornare alla musica delle Kessler, sono riuscite a ritmare con le loro lunghe e famose gambe, nel 1961, la sigla del
programma Studio Uno, “Da da umpa”, il cui acronimo D.A.D.A. sta per “Didattiche per ambienti di
apprendimento”. Didattica a distanza in presenza e assistita. Anch’esse vantano un biglietto di credito per entrare
nei cieli: hanno lasciato tutta la loro eredità a cinque organizzazioni no profit, tra cui Medici Senza Frontiere e
Unicef, un gesto di socialità eccezionale. Concludo con l’augurio a tutti voi amici e alle vostre famiglie di un gioioso
anno nuovo di pace”.
Così, “Sir” Beppe Torresani, decano dei giornalisti cremaschi e, soprattutto, “Signore” del giornalismo italiano, a modo suo, alla grande ha ricordato tre grandi Donne…
stefano mauri





