Sparliamo sul Serio, ma è possibile vivere e promuoversi, fiera per fiera, di … soli Tortelli?

Sparliamo sul Serio, ma è possibile vivere e promuoversi, fiera per fiera, di … soli Tortelli?

Questione di punti di vista, tuttavia andare in visita ufficiale alla Bit (Borsa internazionale del turismo) e illustrare soltanto la bontà dei tortelli cremaschi, per carità piatto sublime, ma magari ad un abitante di Sirmione potrebbe anche non intrigare, non significa promuovere totalmente il territorio autoctono, ma pubblicizzare principalmente il tortello dolce e alcuni (più o meno i soliti) ristoranti comunque meritevoli di attenzioni.

Alla Borsa del Turismo milanese sarebbe stato meglio andare con una brochure (o una chiavetta Usb) contenente informazioni su sport, arte, commercio, ristorazione, paesaggi naturistici, piatti tipici (non si vive di soli tortelli), economia e quant’altro: insomma Crema e hinterland andavano promossi globalmente, concretamente e per intero, specificando tra l’altro che la posizione geografica di Crema (il Granducato del Tortello dista 40 chilometri da importanti centri lombardi) è una costruttiva opportunità.

Si perché magari, una famiglia di Sirmione, più che farsi attirare dai tortelli preferirebbe sapere che tanto per fare un esempio tre le altre portate, al Naso Rosso si può mangiare il Tonno di Maiale, al Bistek lo stinco, al Fulmine la tartare di carne, al Ridottino, al Quin, da Volpi, al Rosary, agli Oleandri e al Fante i tortelli, al Via Milano il fritto misto, alla Kuccagna il menù Kaos, alle Tre Rose la carne, al Pappagallo la pizza e poi, dopo aver scelto il ristorante e mangiato la pizza una passeggiata in via Mazzini per guardare gli orologi di Gagà o gli altri negozi, una capatina al museo o un “giro” introspettivo nella chiesa della Santissima Trinità di via XX Settembre (o il Santuario del Pilastrello oppure la Basilica di Santa Maria della Croce) beh, dopo il palato avrebbero potuto riempire la mente e il cuore.

Affinchè quindi il progetto Made in Crema funzioni bisogna promuovere il maggior numero possibile di “scorci” cremaschi e in modo particolare occorre sottolineare le varie, diverse e variegate peculiarità del Cremasco, poiché specializzarsi e pubblicizzare le specialità fa la differenza nel 2014.

Nell’era di Facebook andare per fiere e manifestazioni per fare le solite cose e promozioni (attenzione inoltre a quei personaggi in costante cerca d’autore e presenti, nelle delegazioni in trasferta, soltanto per promuovere se stessi) serve e funziona a metà, ciò detto ognuno è poi libero di muoversi come crede. Serve dunque la scossa, serve in prospettiva Expo un assessorato al turismo propositivo e portavoce dell’intero Cremasco e francamente, più che discutere sulla paternità dell’idea (il “disegno” di Reindustria resta un’ottima intuizione apolitica) Made in Crema è meglio iniziare a fare sistema concretamente promuovendo tutte le Eccellenze autoctone, il resto è noia propagandistica.

Stefano Mauri

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