Sparliamo sul Serio, urge un Tavolo per l’economia nella Città Giocattolo

Sparliamo sul Serio, urge un Tavolo per l’economia nella Città Giocattolo

Economicamente parlando, il 2014 iniziato da poco, per Crema e il Cremasco rappresenta un bivio fondamentale: o si svolta in positivo, oppure si sprofonda del tutto, se non “girano” i soldi la situazione ristagna.

Renato Ancorotti, imprenditore di razza, Cremasco dell’Anno per il settimanale InPrimapagina ed esponente di spicco del circolo autoctono di Forza Italia, da tempo chiede di riunire, intorno a un tavolo, tutte le forze economiche (comprese le banche e le associazioni di categoria) del territorio e quelle politiche per istituire un proficuo Tavolo dell’Economia in grado di dare risposte concrete per provare a uscire dal guado. Tra l’altro proprio Ancorotti, presente con alcuni suoi punti, o meglio, siti produttivi (opera nel settore della cosmesi) in quella che è conosciuta come l’ex area Olivetti, per lanciare, trasformandola definitivamente, quella zona di Crema ha idee precise, progetti che appunto intorno a un “Tavolo” costruttivo potrebbero essere illustrati e supportati adeguatamente. Recentemente Umberto Cabini, altra Eccellenza imprenditoriale autoctona è stato nominato presidente della cellula cremonese di Confindustria, ergo la sua posizione, per far svoltare il Cremasco tutelando i posti di lavoro (creandone così altri) è assolutamente valida, perché quindi non cogliere l’opportunità della sua nomina? Il tessuto economico nostrano, più che foto e spazi sui giornali fini a se stessi, per alzare il tiro abbisogna di sostanza e unione. Poiché dunque la politica, indipendentemente del colore d’appartenenza non risponde alla richiesta di Ancorotti di convocare gli “Stati generali della produttività locale”?

Cosa buona e giusta, considerando che finalmente un cremasco del Fare come il raffinato esteta Cabini è tornato a guidare gli Industriali, sarebbe infine quella di coinvolgere, con un ruolo strategico, lo stesso nuovo patron della Confindustria del Po.

Per chiudere complimenti a Giovanni Marotta, presidente della Fondazione San Domenico che guida il teatro cittadino. L’erede di Cabini, nonostante la crisi economica, alla faccia della critica eccessiva e (soprattutto) nonostante misteriosamente (a chi dà fastidio? Chi vorrebbe il suo posto?) non goda proprio di buona stampa, nel suo primo anno di guida della Fondazione si è disimpegnato bene: applausi per lui. Eh si: operare nella cultura (sovente vista solo come terra di propaganda, conquista e collocamento), in Italia è impresa titanica.

Stefano Mauri

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