Teatro a corte, riflessioni sul futuro (non solo del festival) sotto il cielo di Torino

Teatro a corte, riflessioni sul futuro (non solo del festival) sotto il cielo di Torino

Ho avuto la fortuna di seguire tutta l’evoluzione del festival torinese Teatro a Corte. Da questo blog ho raccontato in modo molto informale le ultime edizioni, come un diario di viaggio personale, con il mio video home made, le mie piccole foto, le mie impressioni da (non) addetto ai lavori ma appassionato che si accoda per un fine settimana a questa grande bella manifestazione. Quello del 2017 sarà un racconto particolare. In tre tappe intanto, perché il festival diretto da Beppe Navello con la consulenza artistica di Sylvie Cavacciuti e Mara Serina si fa in tre.

Non tre lunghi fine settimana estivi (come da tradizione) ma estate, autunno e inverno. E quest’anno parteciperò a tutte e tre i momenti. Vivendo una Torino diversa, e vivendo i miei stati d’animo diversi. Quella del 2017 è una edizione interlocutoria. Lo racconta la lettera consegnata ai giornalisti del direttore artistico Navello. Una lettera in cui serenamente, ma con un velo di amarezza, rivela di non avere presentato domanda di rinnovo del mandato a direttore della fondazione Tpe. “Una decisone combattuta e sofferta”, scrive, “perché si tratta di un teatro che non esisteva, nato dieci anni fa da un mio progetto condiviso e sostenuto da compagni di strada che non finirò mai di ringraziare”. E che ne sarà di questo festival che si è meritato il riconoscimento di teatro rilevante interesse culturale? “Mi piace sperare che chi mi succederà vorrà difendere e sviluppare tutto questo”. Ce lo auguriamo anche noi, sperando nel 2018 di essere ancora qui emozionati e sorpresi come dei bambini di fronte alle invenzioni delle compagnie che animano questa strana creatura.

Ma intanto bisogna godersi questa edizione. Per me non è facile. Arrivo provato da disavventure che stanno mettendo in discussione tutto quello che ho fatto in campo giornalistico, da non giornalista, in vent’anni giusti (nel 1997 iniziavo a scrivere su Mondo Padano) e soprattutto negli ultimi 4 anni di questo blog che è anch’esso una strana creatura. Non so che forma prenderà. Ogni giorno, ma che dico ogni giorno, ogni minuto cambio idea sul suo futuro. Ma ci sarà modo e tempo di parlare di questa cosa. Ci ho riflettuto molto anche nei tre giorni piemontesi, che sono sempre stato una parentesi di felicità per me, l’inizio dell’estate spensierata, e che quest’anno sono stati belli sì, ma anche pieni di pensieri (non certo per colpa loro).

Per fortuna quello che Teatro a Corte aveva apparecchiato in questo suo primo fine settimana è stato spesso così potente da spazzarmi il cervello, almeno per il tempo dello spettacolo. Un fine settimana iniziato venerdì 30 giugno al teatro Astra a Torino con il nuovo spettacolo, ancora in forma provvisoria di Ambra Senatore. Il titolo è Scène Mère. Tra pochi giorni la forma definitiva dello spettacolo sarà presentata al festival di Avignone. Sette attori, danzatori in scena (Matteo Ceccarelli, Lee Davern, Elisa Ferrari, Nordine Hamimouch, Laureline Richard, Antoine Roux-Briffaud, Ambra Senatore). Spazio bianco, movimenti che ritornano, ambiente che va via via riempiendosi di citazioni, voci e suoni, tanto cinema qua e la tra riferimenti western catastrofici, d’amore, commedia.

Poi siamo già sulla navetta che ci porta a Venaria Reale. Un luogo che sa portarti via solo con i suoi colori. Il cielo su Torino, citando i Subsonica a casa loro, è metà azzurro e metà plumbeo, stupendo e perfettamente in linea con l’umore mio e l’umore del festival. Il primo degli spettacoli della serata si intitola Promenade Jonglée au Ghateau. In scena Jérôme Thomas e Nicoletta Battaglia. Come dice il titolo una passeggiata tra le stanze, i corridoi e i saloni di Venaria reale seguendo i due attori, giocolieri, affabulatori. E’ la quarta volta di Jérôme al festival e questo progetto nato per Venaria sarà anche adattato, a settembre, al Castello di Chambord.

Il piatto forte della serata, dopo una apericena in cui ci avventiamo sulle tante cose buone che ci vengono offerte, così senza ritegno alcuno, è un happening circense che lascia a bocca aperta e a naso all’insù, visto che si svolge per la maggior parte a 50 metri da terra nel cielo ormai buio sopra Venaria, circa 3 mila presenti. Credo un record per il festival. Mù: cinématique des fluides della compagnia francese Trance Express, è una cosa mirabolante. Con una struttura appesa ad una gru che oscilla sulla testa del pubblico, una incredibile band che suona dal vivo una sorta di jazz pieno di riferimenti alla Kusturica, anch’essa sospesa a mezz’aria, creature luminose tra il pubblico che sbanda, oscilla si muove. Non capisce quale è il fronte del palco dello spettacolo, neppure quasi sa dove guardare. Liberatorio, spengo le preoccupazioni per un’ora. Sono felice e catturato.

Sabato invece si torna ad Agliè, era da qualche anno che il festival, non ci passava. Ricordo la bella reggia un po’ più fuori Torino, una trentina di chilometri, i primi anni spesso protagonista. Un percorso fatto di tre spettacoli diversi. Che più diversi non si può. Drammatico e avvolgente Hetre, con la bella Kamma Rosenbeck in scena. Un solo di danza spettacolare, guardate le immagini, con la biondissima ballerina che dialoga con un ramo, una struttura a cui è appeso che le permette quasi di volare via. Ecco volare via. La vita sullo sfondo, passa una sposa, non fa parte dello spettacolo, è solo una giovane del paese che si è sposata e passa a fare le foto al castello. Che bel mix di vita non voluto eppure così confortante.

Prima del primo spettacolo avevamo io e G. brindato con un calice di Erbaluce di Caluso, che è quei a pochi chilometri. Un brindisi alla vita anche quello. Leggero divertente e pieno di citazioni il circo della compagnia milanese Dual Band. Quattro ragazzi in scena (Lorenzo Bonomi, Benedetta Borciani, Beniamino Borciani e Lucrezia Piazzolla). Una marea di citazioni, lingue inventate, sketch. Solamente il tutto Shakespeare in 7 minuti vale lo spettacolo. Per finire il trio da commedia dell’arte che ci aveva scortato in giro per il castello unendo i vari momenti ha il suo. Sono Mr Tannunzio & his orchestra. Teatro di strada classico, tra improbabili trovate, maschere, musica popolare, citazioni, medicine da ciarlatani. Mr Tannunzio e i suoi due servi Clarino e Pasciarello sono bravissimi. Sollevano l’umore e il morale. Grazie.
Uno scroscio di pioggia arriva proprio sul finale.

Non rovina la serata che si conclude sotto i portici del paese ad una bella trattoria tra vitello tonnato, raviolini del plin e una bella chiacchierata con compagni di tavolo davvero speciali tra giornalisti, attori, direttrici di fondazioni, belle persone che mi fanno pensare che va bene. Ce la si può fare. Attorno c’è la sagra del paese: carrozzine in piazza sotto al castello e la banda che suona a pochi metri.

La domenica il festival prosegue a Stupinigi ma noi si torna a casa. Ma saremo qui dal 6 all’8 ottobre e il 16 e 17 dicembre per gli altri due momenti. Sperando di raccontarveli a cuor leggero. Senza pesi nell’anima come a questo giro, senza paure assurde e con le idee più chiare.

Emanuele Mandelli

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