| Con il nuovo album “Fammi Fallire”, AvA si conferma una voce fuori dal coro nel panorama urban ed alt-pop italiano. Il disco è un’indagine senza filtri sull’apnea emotiva, un’analisi cruda di quei legami ciclici che si consumano senza mai spezzarsi definitivamente. Rinunciando a ogni retorica rassicurante, l’artista sceglie di raccontare il dolore nella sua forma più nuda e autentica.
La scrittura di AvA abbandona le astrazioni per ancorarsi a una quotidianità fatta di dettagli minimi ma carichi di tensione: un parcheggio vuoto, un bacio rubato o l’eco di un litigio infinito. In questi frammenti si consuma il dramma della dipendenza affettiva e dei rapporti tossici. Il disco diventa così un manifesto di ribellione silenziosa che rivendica tre diritti fondamentali: la lentezza per ritrovarsi, la disperazione vissuta senza vergogna e, soprattutto, il fallimento come tappa necessaria per la crescita personale.
Sotto il profilo sonoro, le produzioni elettroniche giocano su contrasti dinamici: strofe sussurrate sfociano in ritornelli diretti e a tratti brutali che, tuttavia, non offrono mai una vera liberazione catartica, mantenendo l’ascoltatore in uno stato di tensione sospesa. La voce di AvA non cerca l’effetto, ma resta ferma sul limite della narrazione, usando il linguaggio come scudo e mai come mera provocazione.
“Fammi Fallire” è un lavoro organico e maturo che evita le logiche effimere delle mode attuali. Non promette redenzione, ma offre qualcosa di più prezioso: il riconoscimento della propria vulnerabilità. È un invito a smettere di nascondere le proprie crepe e a imparare, finalmente, ad abitarle.
Spiega l’artista sul nuovo album: “Fammi Fallire è un disco scritto senza l’idea di dover funzionare. È nato da dinamiche ripetitive che non si chiudevano, da ritorni continui e da una stanchezza emotiva che non trovava sfogo. Scriverlo è stato il modo più semplice che ho trovato per restare dentro quello che stava succedendo, senza addolcirlo e senza cercare risposte. Questo album parla di legami tossici, di dipendenza emotiva e di cicli che si ripetono anche quando sai benissimo dove portano. Non c’è romanticismo, non c’è redenzione. Ci sono gesti quotidiani, parole dette male o troppo tardi, silenzi che pesano più delle discussioni: tutto quello che resta quando smetti di giustificarti. Ho scritto queste canzoni trattenendo il respiro, spesso più per difesa che per paura. In studio non ho cercato di rendere le cose più belle o più accettabili; volevo che restassero tese, irrisolte, come certe relazioni che non finiscono mai davvero. Anche quando i ritornelli esplodono, non lo fanno per liberare, ma per dire basta, almeno per un attimo. Quando l’ho ascoltato per intero, mi sono accorta di aver toccato principalmente tre macro rivendicazioni: il diritto alla lentezza/leggerezza, il diritto alla disperazione e il diritto al fallimento. Sono tutti argomenti tabù in un momento in cui tutto sembra viaggiare alla velocità della luce e siamo sottoposti a pressioni sociali insostenibili. Dobbiamo essere sempre al top, sempre performanti, fare “numeri da urlo”, essere infallibili: in pratica, disumani. Con questo album io canto la mia dissociazione da questa dinamica pericolosa e tossica, soprattutto per l’arte che, in questo modo, viene ridotta a strumento di consumo e intrattenimento ‘mordi e fuggi’, rinunciando alla sacralità della poesia. Non volevo un disco rassicurante, ma un disco onesto; uno che non spiegasse troppo, che non desse soluzioni e che lasciasse le cose così come sono. Fammi Fallire non è una richiesta di aiuto né una provocazione. È la presa d’atto che a volte fallire è l’unico modo per smettere di ripetere sempre la stessa storia. Questo disco non nasce per consolare, ma per riconoscersi. Se servirà a qualcuno per sentirsi meno solo dentro certi passaggi, allora avrà già fatto il suo lavoro.”
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