Il Tennico del Crema 1908, Traaiàt, terra di passo e di gufate

Il Tennico del Crema 1908, Traaiàt, terra di passo e di gufate

“Cazzo, stracazzo e poi ancora Fra’ cazzo da Velletri! Quando parlo io nessuno mi dà retta e così siamo alla seconda sconfitta consecutiva e scesi al quinto posto in classifica.” Neppure Omero sarebbe riuscito a raccontare dell’ira funesta che montò al naso di Calvo Pépàsh dopo l’uno a zero patito in casa del Traaiàt, Travagliato, ovvero terra di passo. “Sono mesi che lo vado dicendo. L’area piccola và sempre presidiata come fosse un bunker e, soprattutto, nell’area piccola bisogna impedire agli avversari di scivolare, che scivola oggi e scivola domani prima o poi uno allunga il piede e ti mette la palla in rete. Ergo…”

“Certo che quando si erge si presenta bene… Una via di mezzo tra il parroco sul pulpito e il mitico John Charles.”

“Ergo… Gli avversari vanno tenuti in piedi a tutti i costi, anche con i forconi. Barista fottuto, dammi un Vov alla frutta esotica.”

In merito all’ inconsueta ordinazione è bene aprire una breve parentesi: resosi conto che la stagione delle pesche era passata da un pezzo e quella prossima ancora lontana, il nostro “tennico” aveva optato per una “correzione” a base di succo concentrato di melone brasiliano, ricco di zuccheri e fantasiosa come il Carnevale di Rio. Perché mai come in questo caso il Carnevale, sia pure casereccio, ha giocato un ruolo importante e per tale ragione bisogna fare un passo indietro, giusto per chiarire nei dettagli la monumentale incazzatura del capo degli Scorbutici.

Chiariamo, dunque.

Tutti i luoghi deputati al ricevimento di denunce relative a persone scomparse risposero allo stesso modo: nessuna segnalazione. Per ragioni di comprensibile riserbo, le famiglie degli interessati si rifiutarono di rilasciare dichiarazioni in merito. Di fatto, dunque, degli eclissati nessuna traccia, almeno ufficialmente. I fatti risalgono alla fine di ottobre dello scorso anno, quando tre giovani in forza al Crema 1908 vennero messi fuori rosa per condotta scorretta, “non allineata” con le linee guida tracciate dalle “nuova governance” della società nerobianca. L’accaduto è ben conosciuto dai tifosi e dagli addetti ai lavori: avere accettato un invito a cena, giovedì 23 ottobre, con gli avversari della domenica successiva. Da allora, di fatto, di Daniele, Fabio&Fabio si sono perse le tracce.

“Si saranno confusi al vicus varius (le tre vie vicinali) per poi andare per altre bande ad allevare uva per fare il vino Lugana”, buttò lì uno Scorbutico con la faccia da erudito; battuta che fece sorridere Calvo Pépàsh, che però al proposito la sapeva lunga. Forte della collaborazione del servizio di intelligence messogli a disposizioni dal suo amico Kim Jong Un, era venuto a sapere che alcuni giovani avevano acquistato maschere di Carnevale presso un banchetto di mercato gestito da un finto cinese: nasi di cartone sormontati da montature d’occhiale in bachelite, il tutto in comuni sembianze di Asio Otus (gufo). Le stesse che, a partita in corso, portavano sul viso alcuni allegri aficiononados della squadra bresciana.

Capito l’antifona?

“Ergo…”, ribadì Calvo Pépàsh fulminando con lo sguardo il pirla di cui sopra, “siamo anche stati vittime del malocchio. Auspico di conseguenza che i fantasmi gufanti vengano al più presto ritrovati, incatenati e messi a disposizione dei guardiani dell’ortodossia calcistica.”

Beppe Cerutti

 

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