Trono di Crema, l’Arciduca Enrico elabora la strategia di attacco e il ritorno della Pasionaria Zanna

Trono di Crema, l’Arciduca Enrico elabora la strategia di attacco e il ritorno della Pasionaria Zanna

Attorno al tavolo c’erano Rob, lo sgherro, il Rosso era impegnato in altre vicende, Maurus l’avvocato, l’architetto LorEnzo Antimachide, Martin del Bosco bianco e altri di cui adesso non sveliamo il nome. Stavano lavorando alla strategia di attacco dell’Arciduca Enrico del Commercio.  “Dobbiamo mostrare in tutta la sua potenza l’uomo”, disse Rob, “raccontarne le imprese epiche e far capire che i saladini non passeranno mai”. “Non forziamo sugli scontri”, disse Martin del Bosco, che era un moderato, “facciamo vedere che Enrico ci tiene alla giustizia e istituiamo un tribunale popolare cittadino”.

“Io ci andrei piano con la giustizia sommaria. Meglio puntare sulle nuove leve e potenziare l’esercito dei giovani”, si inserì Maurus l’avvocato. Antimachide dal canto suo stava zitto e prendeva appunti. Aveva una idea ben chiara della strategia militare dell’Arciduca e puntava a coinvolgere nella battaglia anche il fido amico Simon della Berretta che da qualche tempo se ne stava in disparte ad attendere gli sviluppi. Ma stava pensando anche a dove collocare Zanna Laura, la passionaria che era tornata in città dopo anni di vagabondaggio per le lande del regno. Ma l’Arciduca mentre tutti erano impegnati a sviluppare la sua strategia dove stava? Era a colloquio segreto con papa Agazio X. Assieme a lui il fido e un po’ defilato Coppiere di Berlino.

Tra di loro l’Arciduca e il Coppiere parlavano uno strano linguaggio incomprensibile ai più, era l’antico codice di Albione, la perfida Albione, che era il mito a cui entrambe guardavano. Ma che ci faceva l’Arciduca da papa Agazio X? Da settimane il papa se ne stava in silenzio e preparava il suo viaggio in Cina. “O mi sosterrai senza più attacchi o il potere temporale calerà sul tuo trono”, l’Arciduca non era andato per il sottile con Agazio X. “Noi la sosterremo a patto di avere uno scranno nel nuovo governo della città”, disse papa Agazio X che non aveva gradito il tono grezzo dell’Arciduca. “Noi chi?”, Enrico non era abituato al plurale maiestatis e temeva che Agazio volesse piazzare qualche suo sottoposto. “La seduta è tolta”, sbottò Agazio, “lo decido io quando andarmene. E adesso me ne vado”.

il menestrello Bruno Mattei

Trono la saga

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