Trono di Crema, le liti intestine delle armate dell’Arciduca, Agazzo da Giussano in piazza e il tradimento di Paulette de la Culture

Trono di Crema, le liti intestine delle armate dell’Arciduca, Agazzo da Giussano in piazza e il tradimento di Paulette de la Culture

Il Marchese De Salinius detto il Belga era corso alla corte di Maria dei Longobardi da Leno. Era lei che aveva diritto di vita o di morte su quanti sarebbero stati in prima fila accanto all’arciduca Enrico del Commercio nella battaglia finale che si avvicinava sempre più. La passionaria Zanna tornata da un lungo viaggio nel nuovo mondo di destra voleva a tutti i costi esserci, e con lei i suoi giannizzeri. “E’ stata lontano troppo tempo per sapere cosa succede in città”, tuonava l’architetto LorEnzo Antimachide, “dobbiamo mettere uomini saldi sul territorio in prima fila”. Il tempo passava e l’armata non si formava. Erano riapparsi tutti e tutti volevano il loro posto. Simon della Berretta, Gianmario de li Donidi e tutta la sua grande famiglia. C’erano anche i giovani Aut iniucundum. Maurus l’avvocato, Frederico il francese, Ileana dei Ferri.

Ma l’Arciduca in tutto questo dove stava? Era a colloquio con fra Giovanni da Offanengo. “Come faccio a farli mettere tutti d’accordo?”, chiedeva al suo mentore. E il grigio frate sorrideva e con i suoi occhi celesti faceva capire all’Arciduca che c’era un tempo per tutto. Ci avrebbero pensato gli sgherri Rob e il Rosso dopo la battaglia a screditare quelli che non si erano comportati bene e a metterli all’angolo. E mentre l’Arciduca era nella celletta del suo mentore, gli sgherri facevano da guardia alla finestra della torre la bella Lady Barbara da Milano guardava l’orizzonte e sospirava. Forse attendeva qualcuno? Ma chi?

Agazzo da Giussano intanto aveva riunito la banda del Carroccio in piazza a mezzogiorno. “Ci siamo, ci siamo gia noi” urlava. Era carico come non mai. Aveva matato il Toro di Milano, il suo terribile avversario. Non c’era più nulla da temere. Era stato il primo a giurare fedeltà all’Arciduca. E adesso scorrazzava per la piazza con la Banda del Carroccio. “Nessuno ci piò fermare, nessuno”.

Su tutti i muri della città intanto era apparso il volto sorridente dell’Aiace Mimma. Aveva ben donde da gongolare. Nei giorni precedenti Paulette de la culture, la giovane donna che per anni era stata al fianco della regina Stefania I nei salotti culturali della città aveva di soppiatto abbandonato il castello ed era tornata alle sue radici. “La dove batte il mio cuore”, aveva detto. Stavano festeggiando il ritorno della piccola coraggiosa donna ad una tavola imbandita di vino e libagioni. Ma il vecchio Ermete Telamone Trismegisto, padre dell’Aiace, fece la sua irruzione alla festa. “I sosjalis ci stanno per tradire. Hanno detto che stavano con noi ma il più importante di loro è appena entrato nel castello della regina Stefania”. Un velo cupo calò sulla festa.

il menestrello Bruno Mattei

 

Trono la saga

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