Tutti contro tutti sulla scuola di Cielle, dalla lettera di fine del mondo di Sel alla nuova linea di difesa di FI

Tutti contro tutti sulla scuola di Cielle, dalla lettera di fine del mondo di Sel alla nuova linea di difesa di FI

Scuola di Cielle. Oramai le posizioni sono quanto di più distante si possa immaginare e la situazione si fa sempre più ingarbugliata. Anche sul nome non c’è accordo. Già. Cielle o Charis? Stamattina le opposizioni hanno tenuto una conferenza stampa consegnando l’ennesimo documento. In questo caso si tratta della risposta alla lettera rinvenuta da Sel, che era stata presentata come “arma di fine del mondo” e che invece si è rivelata l’ennesimo “tassellino” nella vicenda.

Intanto qualche giorno fa in regione anche il consigliere del Pd Agostino Alloni provò a ricostruire la vicenda (dal punto di vista del PD ovviamente). Una vicenda oramai diventata un caso nazionale, facendo nomi e cognomi. Questo uno stralcio del comunicato stampa che riporta le parole di Alloni al question time al Pirellone:

“Opera ideata e realizzata da don Mauro Inzoli, leader carismatico di Cl, confessore personale dell’ex presidente Formigoni, parroco della parrocchia Santa Trinità di Crema. All’epoca il progetto prevede la costruzione di un enorme edificio destinato a ospitare diverse scuole. La Regione assicura un finanziamento, ipotetico, di 4 milioni e 500mila euro e immediato di 1 milione di euro. L’assessore regionale alla partita è il cremasco Giovanni Rossoni. E la procedura di individuazione dell’opera scolastica da finanziare avviene in tempi da record: il 26 marzo 2008 il sindaco di centrodestra Bruno Bruttomesso invia un fax a Regione Lombardia; il 28 marzo, due giorni dopo, la Giunta comunale approva uno schema di protocollo con Fondazione Charis e con Regione Lombardia per l’utilizzo di contributi a valere sulla legge regionale 1/2000; nella stessa giornata Regione Lombardia, Comune e Fondazione Charis sottoscrivono lo stesso protocollo. Il tutto avviene con una trasferta a Crema di Regione Lombardia”.

Insomma tutto chiaro? Boh. Due giorni dopo come abbiamo ricordato era arrivata Sel definendo la cosa percorso agghiacciante e allegando la lettera che potete leggere QUI  Pochi minuti fa Beretta a company hanno risposto così alle accuse di Sel sull’aver scelto delle priorità o meno:

Non è ancora un illecito chiedere di finanziare scuole paritarie che svolgono un servizio pubblico costituzionalmente riconosciuto a fronte di residui di fondi regionali a disposizione. La Regione era nella condizione di poter finanziare su Crema, probabilmente anche in questo caso attraverso residui, solo due progetti di edilizia scolastica pubblica tra i tanti presentati, uno sul 2008, l’altro sul 2009. Il comune di Crema scegliendone due come priorità, Borgo S.Pietro e la scuola elementare di S. Bernardino, ha ritenuto altre richieste di minore priorità.   La richiesta del sindaco tesa a contribuire alla costruzione o ristrutturazione di edifici scolastici paritari è stata fatta su fondi all’uopo destinati, certamente non su fondi destinati all’edilizia scolastica pubblica. Se vi erano altri fondi a disposizione per l’edilizia pubblica noi non avremmo di certo rinunciato a richiederli, anzi. Purtroppo non esistono fondi illimitati tali da poter rispondere a tutte le esigenze e richieste per mettere a norma gli edifici scolastici pubblici o costruirne di nuovi. Il Governo Renzi tra i suoi primi atti promise fondi importanti proprio per questo settore in estrema difficoltà. Non ricordo di certo un forte impegno delle giunte di sinistra che, pur avendo indebitato oltre ogni aspettativa il comune di Crema, (54 milioni di euro), molto poco riservarono alla messa in sicurezza dei nostri edifici scolastici. (Leggete la lettera in questioni e vi risulterà chiaro l’inversione di tendenza con me assessore ai Lavori Pubblici – rimando al mio sito sul comune di Crema). Ben diverso infatti l’impegno della giunta di centrodestra.

Il comunicato integrale in appendice

Allo scorso giro, poche settimane fa a seguito dell’arrivo a Crema di Striscia la Notizia, proprio per raccontare la vicenda, il centrodestra cremasco insorse raccontando che era colpa di Claudio Ceravolo e della sua amministrazione se il progetto aveva preso avvio. Una serie di interventi arrivati per contestare l’affermazione di “percorso sporco” parlando dell’iter relativo all’assegnazione dei fondi.

Ma, ricordavano, esattamente lo stesso percorso è servito per la Fondazione Manziana. Con la stessa tempistica e le stesse delibere (allegate in appendice) e modalità anche quella fondazione ha goduto del finanziamento. La differenza è che l’importo era inferiore perché il progetto era inferiore e che non c’è stato nessun fallimento. E anche sull’assegnare la paternità a Cielle o Charis sono stati messi diversi puntini: uno è un movimento ecclesiale (per quanto al centro di diverse polemiche), l’altra una fondazione privata.

Quanto sta che c’è sempre il famoso milione, pare una storia del Signor Buonaventura, da restituire o meno. Ci eravamo un po’ tranquillizzati. Lo scorso anno quando la questione era riemersa, il sindaco Bonaldi aveva detto che non sarebbe stato richiesto. Tanto che il punto fu tolto da una mozione relativa alla scuola.

Ma davvero a quando risale questa storia? L’iter del piano attuativo per presentare le osservazioni era scaduto a maggio del 2007. Cioè tra la fine dell’amministrazione Ceravolo e l’inizio di quella Bruttomesso. Si sarebbero potute presentare delle osservazioni già allora? Forse.

L’iter lo ha spesso richiamato Simone Beretta raccontando la vicenda. Il progetto del piano d’area prevedeva l’insediamento di una scuola in via Capergnanica, ma quell’area prima fu ritenuta al servizio dell’ospedale e poi diventò residenziale. Si individuò l’area della Cascina Valcarenga, proprietà dei Bonetti. Fu la giunta Ceravolo a convertirla in area a servizi sociali e pubblica utilità.

L’Iter però fu concluso da Bruttomesso e dalla sua amministrazione. Due progetti, questo e quello della Manziana (come già ricordato), presentati per avere i fondi ministeriali disponibili per le scuole paritarie. Era il 2008. E parve una occasione cercare di accedere a quei fondi per portare soldi e lavoro in città.

Si è accusato quella giunta di fretta nell’operare. Certo non è una cosa che si fece solo in quel caso. L’assessore di allora, Laura Zanibelli, ad esempio fece deliberare in 15 giorni a favore della Fondazione Its per i corsi di formazione energetica, che sono stati additati a successo di questa amministrazione. Una delibera del 2010 che fece arrivare a Crema dei finanziamenti regionali. Ma sono altre storie. Si potrebbe ricordare anche la velocità nel 2012 di adesione al progetto di riqualificazione degli Stalloni, poi purtroppo non andato in porto. Insomma la velocità a deliberare per prendere i soldini non è una novità e l’hanno fatta a destra e a sinistra.

Ma la scuola di Cielle, o dalla Charis, avrebbe potuto portare qualcosa a Crema? Certo il progetto era inusuale per la città, per la grande dimensione. Questo è fuori di dubbio. E lo hanno riconosciuto un po’ tutti. E se si fosse eretto per lotti invece che in orizzontale? Forse oggi avremmo qualcosa di finito e funzionale. Ma parlare con i se e i ma è davvero inutile.

E adesso? Adesso abbiamo un area che è una delle tante ferite alla città. Come la Pierina, l’area Grimeca, via Gramsci, Ombriano (la mappa l’ha fatta InPrimapagina poche settimane fa)… Proposte per cercare in qualche modo di utilizzare l’area ne sono state fatte. La stessa Zanibelli già citata aveva parlato di utilizzarne un lotto per le elementari dei Sabbioni. Certo rimane sempre il famoso milione.

Una soluzione l’ha proposta appunto Alloni:

“La Regione riconosca la propria responsabilità e attenda che il liquidatore della Charis possa mettere in vendita tutto il patrimonio disponibile, così da recuperare il contributo erogato più di 5 anni fa alla stessa Fondazione”.

La risposta della regione è più o meno:

“la discussione è ancora aperta, ma la Regione non sottovaluta i danni che potrebbero nascere da decisioni affrettate nei confronti del Comune di Crema”.

E meno male che ci pensano che sarebbero cavoli amari sopratutto per i cremaschi contribuenti. Insomma ne parleremo ancora…

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