Umberto Cabini, premiato per la sua Icas: “Crema dedichi un museo ad Olivetti”

Umberto Cabini, premiato per la sua Icas: “Crema dedichi un museo ad Olivetti”

La Icas (azienda leader nella produzione di moderni mobili da farmacia) di Vaiano Cremasco ha ricevuto, dall’Associazione culturale Plana il riconoscimento, per il modello produttivo perseguito attentissimo allo sviluppo sostenibile, l’ambito riconoscimento del “Design Management Award”. Col dottor Umberto Cabini (presidente della Fondazione ADI, Collezione Compasso d’Oro, past president della Fondazione san Domenico e dell’Associazione industriale Cremona), titolare della premiata realtà imprenditoriale cremasca col fratello Antonio, volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

Complimenti per il “Design Management Award appena ricevuto”…

Mi riempie d’orgoglio l’importantissimo attestato che ci hanno assegnato. Siamo di fatto ecosostenibili, attenti al recupero e al riciclo dei materiali utilizzati in produzione, praticamente dagli anni Ottanta. Del resto siamo una piccola realtà, ma coltiviamo grandi, ampie e sostenibili visioni.

Passata la crisi?

Reduci, parlando in generale da un decennio devastante sì, qualcosina abbiamo pagato, ma fortunatamente dagli anni Novanta lavoriamo parecchio con l’estero, quindi siamo riusciti a gestire il momentaccio. Per carità meglio non viverle, ma le crisi servono pure per mettersi in discussione, migliorare e ripartire. No?

Vuoi dire un qualcosa sul futuro, minacciato da nubi oscure, dell’Università di Crema?

Tema complesso, difficile che tra l’altro non conosco appieno e temo ahimè pure dall’esito incertissimo. Certamente bisognerebbe attivarsi per provare ad agganciare gli orizzonti futuri dell’ateneo alla cosmesi, settore florido in città. Sicuramente bisognerà incanalare il tutto sui binari dell’eccellenza e della diversità in modo da proporre corsi, specializzazioni e master diversi dai consueti schemi.

Quello di … “Crema Citta della Bellezza” è un tema che ti sta particolarmente a cuore, sbaglio?

Assolutamente no e ritengo sia indispensabile valorizzare eccellenze, termine che ritorna e riutilizzo volentieri, allestendo … che so un museo dedicato alla “macchina da scrivere”, strumento che grazie alla lungimiranza di Olivetti al Cremasco ha dato molto in passato, oppure rilanciando la mostra permanente delle carrozze, opportunità questa oggi custodita presso il centro di incremento ippico (“Stalloni, ndr) cittadino. Intendiamoci: ho fatto solo due esempi e gli ho buttati lì, ma la strada da percorrere ritendo sia quella. Crema è bella, non manca nulla, siamo più vicini a Milano con parte della Paullese riqualificata e, se miglioreranno i collegamenti ferroviari verso il capoluogo milanese ci avvicineremo ulteriormente, attirando ulteriore gente, al capoluogo milanese. Puntando infine con maggior intensità sulla cultura, perché no potremmo avvicinarci sensibilmente al cosiddetto modello Rovereto, polo attrattivo culturale che attrae, con una microeconomia particolare, persone da tutto il mondo.

A chi la leadership del Cremasco che verrà?

Altro snodo problematico e se si puntasse su una persona sopra le parti, un garante carismatico, lungimirante e fuori dai giri politici?

Come è cambiata la nostra città in questi anni?

Siamo cambiati tanto e migliorati altrettanto. Anni fa quando purtroppo poli industriali importanti quali Olivetti e Canavese chiusero i battenti, con coraggio e ingegno gli imprenditori cremaschi sono riusciti a rigenerarsi ricostruendo una nuova economia. E … se brand internazionali cosmetici sono arrivati a lavorare con l’imprenditoria autoctona è perché siamo bravi, ingegnosi, creativi e propositivi.

Stefano Mauri

 

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