E’ da qualche mese che non abbiamo tue notizie, aggiornaci … come vanno i tuoi progetti?

Prima di tutto il mio saluto a te e a tutti i lettori di Sussurrandom. In realtà il cosiddetto anno sabbatico dedicato allo studio e alla scrittura di soggetti e sceneggiatura è terminato ed è stato proficuo, sono pronto a dare il via ad alcuni nuovi progetti e a tirare le somme di altri che erano in corso già da tempo…

Quali sono dunque i risultati di questi ultimi mesi?

E’ finalmente al traguardo l’opera decisamente più impegnativa del mio “cursus cinematografico”, il film “La Strega di Baratti-Connessione di due donne”. Il lungometraggio, realizzato in collaborazione con Spazio Tesla di Piacenza, su di una intrigante sceneggiatura di Laura Groppi, Ornella Righi e mia, è una sorta di mistic/fantasy/storico e racconta la strana connessione temporale e spirituale tra una probabile “strega” del 1300 (vissuta veramente a Baratti, in Toscana) e una moderna ed illuminata figura di donna/medico dei giorni nostri, entrambe metafore di un cammino (non solo interiore) verso un nuovo concetto universale e una nuova realtà. Detta così sembrerebbe un’opera di difficile fruibilità e molto impegnativa, in realtà ha momenti di azione e tanti colpi di scena che terranno lo spettatore attento e ben ricettivo. Le prime proiezioni sono previste verso la fine di febbraio.

Ho visto sui social che ti stai preparando a girare un nuovo film, un giallo/thriller con una trama avvincente e una buona dose di suspense…ci dai qualche anticipazione?

Ben volentieri per i tuoi lettori… il film si intitola Psychic-raptus omicida e sarà interpretato, oltre che dal mio consueto cast di attori fedeli (Antonino Patti, Mario Carotti, Lele Violini e Lole Boccasasso), anche da due new-entries cremasche doc: Alessandra Peia, storica modella e testimonial pubblicitaria e Daniela Della Frera, fotomodella e attrice che vanta già un ricco curriculum di collaborazioni importanti, ma che debutta entusiasticamente come co-protagonista in questo mio nuovo progetto, ispirato al miglior cinema thriller italiano degli anni Settanta.

Come spieghi la scelta di girare un film giallo stilisticamente simile al cinema italiano degli anni Settanta?

Adottare uno stile ispirato ai thriller italiani di quel periodo, in particolare al cinema di Dario Argento, non è un’operazione nostalgica, ma una scelta consapevole. Riprendere oggi quell’estetica, significa dialogare con una tradizione che ha reso questo tipo di cinema riconoscibile ed influente a livello internazionale. Il riferimento al thriller anni ’70 diventa così uno strumento creativo, capace di coniugare memoria cinefila e ricerca personale, restituendo al genere una forza espressiva ancora viva, ma che in Italia oramai quasi nessun regista nel cinema dei “contributi pubblici” ha il coraggio di adottare.

Come spieghi che, nonostante tu abbia vinto, in questi anni, una cinquantina di premi nei festival di tutto il mondo, in Italia tu sia ancora poco considerato?

Essere poco considerati nel proprio paese e, al contrario, trovare ascolto e riconoscimento all’estero, non è una contraddizione né un’anomalia: è una dinamica ricorrente nel cinema indipendente.  I festival internazionali, per loro natura, sono spazi di confronto aperti a linguaggi non convenzionali e a visioni più personali; per questo riescono a leggere il mio lavoro senza filtri ideologici o di budget. Il riscontro internazionale non è per me una rivalsa, ma una conferma: dimostra che il linguaggio cinematografico, quando è sincero e coerente, supera i confini nazionali. Continuo a fare film con la stessa urgenza e libertà, convinto che il tempo e lo sguardo giusto sappiano riconoscere il valore di un’opera sincera…e continuerò a farlo, almeno fino a quando troverò persone ed amici che credono in questi progetti e che si adoperano in prima persona per sostenerli, senza pretendere necessariamente qualcosa in cambio.

Insomma, il 2026, iniziato da poco, si annuncia intenso, creativo, frizzante e propositivo per il regista, sceneggiatore e tante altre belle cose Gianpaolo Saccomano…

stefano mauri

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