Verso la Madonna dei Prati, la quiete dopo la tempesta

Verso la Madonna dei Prati, la quiete dopo la tempesta

Leopardi avrebbe avuto ragione per un sabato che a Crema è stato caratterizzato da una mattinata burrascosa e un pomeriggio splendido. Infatti la camminata con partenza da Capergnanica per le ore 09:00 è stata annullata, e poi visto il cambiamento repentino e la voglia di affrontare questo nuovo cammino cremasco nelle terre fertili, è stata posticipata con partenza alle ore 15:30. Partiti da Capergnanica ci si imbatte subito nella parrocchia di S.Martino, superati via XI Febbraio, affianchiamo per andare sul bel ponticello della Roggia comune, che regala subito emozioni uniche con l’opera di suddivisione del canale in altri mini canali, e il vecchio mulino, preso la strada maestra, verso l’entroterra di Capergnanica seguiamo la roggia per la volta di Bolzone.

Nella comunità di Bolzone gli abitanti sono devoti a S.Antonio che il giorno 13 di Giugno anima quella che è stata un’area che nel tempo è stata contesa da molti comuni, come anche uno scomparso e ora frazione: Zapello. Qui il tratto è magnifico e retto fino a Ripalta Cremasca. Visitiamo la chiesetta dedicata al santo e scambiamo due parole con una signora del luogo, anziana e piena di cose interessanti da riferire. Arrivati alla frazione di Zapello, splendida per alcune vie che ricordano venezia, si ricorda l’unica angiografia documentata di beata Stefania Quinziani e della storia di alcuni pittori recenti cremaschi che hanno fatto parlare di crema e delle terre cremasche, nei dintorni e oltre, quali: Carlo Martini e suo zio Sigismondo Martini, che oltre che hanno lasciato un indelebile immagine di San Pantaleone, patrono di Crema, che protesse dalla pestilenza la città di crema nel 1361, immagine che potrete trovare nell’abside della chiesa di Zapello, hanno ulteriormente affrescarono molte cappelle del cimitero monumentale di milano, comunque il presso il museo civico di crema e del cremasco potrete visionare ancora due ritratti ad Olio e acquerello di Sigismondo.

Alle porte di Ripalta Cremasca, presso l’Agriturismo il Torchio, viriamo verso Moscazzano puntando verso la metà: il santuario della Madonna dei Prati. Qui la strada è sempre splendida pochissimo trafficata e piena di sole, e la si percorre quasi tutta fino ad una curva particolare, dove se si prosegue si arriva a Moscazzano presso la scuola A. Caprotti, se si prende un tratto in avventura di circa 200 metri, lungo un canaletto, si arriva su una strada bianca, che porta diritti al santuario, che troviamo nella gioia, aperto, perché la fortuna vuole che proprio quel sabato si dava messa alle 18:00 nel santuario.

La Madonna dei prati ha una storia tutta sua, affascinante, ormai leggendaria, tipica di un santuario, infatti contiene una reliquia al suo interno, trovata presso cascine Colombare: denominata la madonna del fango e i domenicani la riedificarono presso questo luogo. Lasciati il santuario ci dirigiamo verso Moscazzano che dedica la sua prima chiesa a S.Pietro (1797), ora in ristrutturazione, facendo un passo indietro, prima di tutto entrando in Moscazzano si nota la casa di Arturo Caprotti, con l’encomio del comune di Moscazzano al suo Cittadino, che ha dato lustro alla cittadella di Moscazzano, con i suoi miglioramenti alle macchine a vapore, che negli anni quaranta fino a meta cinquanta del secolo scorso, sono stati utilizzati in modo efficiente su molte locomotive.

Dopo aver ammirato alcuni palazzi di Moscazzano come Palazzo Albergoni, parte quella che per me era la parte più ignota e solo descrittiva che io conoscevo, ossia la volta della località San Donato antica tenuta dei Benvenuti, ora cascina per lo più abbandonata e in parte abitata da molte famiglie. La strada ancora questa volta è piacevolissima e sprofonda presto in un’ ansa forse vecchio letto di un fiume o altro, non ho approfondito, qui ammiriamo prima di tutto un trattore con un aratro “arrugginiti” sul ciglio di un terreno, quasi a lasciare un’immagine di cartolina, e a consacrare quei luoghi all’agricoltura e all’allevamento. Dopodiché si arriva davanti ad una simpatica cassetta delle lettere a forma di mucca, tutto a sinistra e ci si trova a San Donato.

Pensate la cascina di San Donato appartenuta ai Benvenuti, forse ancora, a partire dal 1482, era già presente nelle carte antiche e già ben segnalata, questo a testimoniare che in questo tratto si respira antichità, perché all’epoca se un luogo era segnalato in carte importanti, vuol dire che era conosciuto già da molti anni come tale. Difatti il luogo è suggestivo, e allo stesso tempo miserabile in abbandono, almeno per quanto resta del tratto angolo sud-est molto antico, un vero e proprio palazzo, dietro la chiesetta recentemente ristrutturata, ma già un po in decadenza di S. Donato. Il tratto ora che ci porta da San Donato alle cascine di S.Carlo sul territorio del comune di Credera Rubbiano, e molto selvaggio, in strada bianca, bellissimo, con una sorpresa: una lepre che si è fatta fotografare in tutta tranquillità, si perché il nostro territorio è pieno di Animali e non solo di Nutrie come magari si immagina, ma di lepri, ricci, uccelli di palude etc…

Mi complimento sulla cura che il Comune di Credera-Rubbiano, dia alle sue frazioni sparse nel territorio: Credera, Rovereto, Rubbiano e Cascine San Carlo. Tutti questi centri sono ristrutturati e antichi, fatevi un giro nelle loro piazze, e quindi arrivare a Cascine San Carlo per poi dirigersi per Passarera (fraz. Capergnanica) è stata una bella sorpresa, molto carina la piazzetta con la chiesa dedicata al santo omonimo del luogo), ammirando cosi anche case con decori di un tempo.

Di qui ci spostiamo facilmente verso Passarera sempre in comodissima strada, puntando verso il campanile di S. Girolamo, ormai stanchi e in direzione retta via Xi febbraio di Capergnanica. Qui c’è una storica trattoria, rosetta, forchetta d’oro.

Uno dei più bei giri ad Anello fatto nel cremasco ad oggi, le terre fertili, meritano: le sensazioni c’erano tutte, per capire che anche questa volta passo dopo passo la terra parlava degli usi e dei costumi di un tempo, quando ancora l’uomo usava imprimere nel proprio territorio le forme.

Tempo di percorrenza 5 ore, se vi soffermate a gustarvi i particolari.
E’ ora non mi resta che preparare il prossimo cammino, esplorare un altro territorio sconosciuto la campagna del Colombare guardare un tratto di Adda che confina con il territorio di Turano Lodigiano più da vicino.

Leonardo Del Priore

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