Bello il progetto “Luoghi insospettabili di Crema”, proposto, ideato e sempre in movimento sulla pagina social Turismo Crema

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La volta scorsa abbiamo introdotto questa rassegna, 𝑳𝒖𝒐𝒈𝒉𝒊 𝒊𝒏𝒔𝒐𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒅𝒊 𝑪𝒓𝒆𝒎𝒂, e spiegato i motivi per cui ci emoziona parlare di luoghi singolari e non immediatamente riconducibili ai classici percorsi turistici che solitamente si concentrano sulle bellezze naturalistiche immediate del paesaggio o sul patrimonio artistico-culturale cittadino. Talvolta però ci si dimentica che anche un cortile apparentemente abbandonato può nascondere arte, bellezza e sensibilità.
Ed è proprio di un cortile nel quartiere San Bernardino che vogliamo parlare oggi.
Passando in macchina per via Brescia, all’altezza del civico 19, potrà esserti capitato di notare uno spiazzo recintato da una ringhiera e affollato di quello che a prima vista potrebbe sembrare un mucchio di ferraglia arrugginita e dismessa o generico pattume. Ecco, la prossima volta se il tempo te lo concede ti consigliamo di fermarti per qualche minuto a osservare con più attenzione, perché quella ferraglia è in realtà un 𝗱𝗶𝗼𝗿𝗮𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗿𝗮 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗶 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗲 𝗽𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲: materiale di recupero fornito da vecchie motorette, biciclette, ventilatori o latte di olio e vernice, e lamiere piegate, rimodellate e saldate dalla mano capace del meccanico-artista Lorenzo, diventano creature antropomorfe appartenenti a un futuro robotico e cibernetico: il fabbro, l’arrotino, il motociclista, finanche un monumento particolarissimo all’”Uomo del Covid 2021”.
C’è anche qualche ‘opera di pittura’ che – ci ha detto l’artista – vuole raccontare il quartiere per com’era un tempo, con scorci di edifici che sono mutati nel tempo. Lo scultore sembra usare un linguaggio avveniristico per descrivere la nostalgia di un mondo passato, e la malinconia insita nella fatiscenza e caducità umana. A confermare questa lettura antropologica dell’opera, la bacheca in pole-position (quasi a pannello introduttivo di una ipotetica esposizione) ricavata da un quadro elettrico con circuiti esibiti, è stata concepita dall’artista come mappa della città utopica, testimone dell’evoluzione urbana.
Un’opera sfaccettata che ricorda per l’estetica underground e per la poetica d’avanguardia Mutonia, la comunità di artisti 𝑀𝑢𝑡𝑜𝑖𝑑 𝑊𝑎𝑠𝑡𝑒 𝐶𝑜𝑚𝑝𝑎𝑛𝑦 di Cesena.
Foto di Alessandro Barbieri
Testo e ideazione post di Roberto Lunelio
Grazie a Silvia Scaravaggi per averci suggerito il parallelismo con la comunità di Mutoid.

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