Con la commemorazione della Strage di Capaci al via i 57 giorni di legalità

Con la commemorazione della Strage di Capaci al via i 57 giorni di legalità

Oggi, alcuni studenti delle terze medie della città di Crema si sono uniti per ricordare il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della moglie e collega Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, vittime della violenza mafiosa il 23 maggio 1992.

In occasione di questa importante ricorrenza, gli studenti delle scuole medie Galmozzi e Vailati hanno partecipato a un evento commemorativo ricco di emozione e riflessione. Ricordando le parole del giudice Paolo Borsellino, pronunciate il 20 giugno 1992 in memoria dei suoi cari amici e colleghi, abbiamo celebrato il loro coraggio e dedizione. Borsellino stesso, un mese dopo, avrebbe condiviso il medesimo destino, scegliendo di restare e continuare la lotta contro la Mafia, un impegno dettato dall’amore per la sua terra e per la giustizia.

Durante il momento di restituzione odierno, al culmine di un percorso di conoscenza e consapevolezza della pericolosità del fenomeno mafioso tenuto dall’assessore Cardile all’interno delle scuole, i ragazzi hanno condiviso pensieri e riflessioni sulla legalità, frutto del lavoro di rielaborazione e approfondimento fatto con i loro insegnanti.

Un sentito ringraziamento va a Egidio Motola, Giacomo Salvadori e Piero Valbruzzi, che insieme ai giovani dell’ensemble di fiati, composta da studenti ed ex studenti delle scuole medie Galmozzi, hanno regalato momenti di intensa emozione. Un grazie particolare anche a Vincenza Locatelli, Cristina Polenghi, Daniela Marchesetti, Marilena Salemi, ai dirigenti scolastici, a tutti i professori e professoresse per il costante lavoro con le loro classi e per la massima collaborazione con l’amministrazione.

Le testimonianze e i pensieri condivisi oggi nella Sala del Consiglio Comunale rappresentano un virtuoso percorso di memoria, fondamentale per trasmettere ai giovani il grande messaggio umano di tutte le persone che hanno combattuto la mafia: l’amore per il prossimo, il suo destino e l’impegno per eliminare ogni fattore che minacci il benessere e i diritti della comunità. Questa è la motivazione più profonda che deve guidare la nostra lotta contro la Mafia.

Proseguiremo questa sera alle 20:45 alla cerimonia di commemorazione in Largo Falcone e Borsellino. Successivamente, torneremo in Comune per il concerto di CreMaggiore, che inizierà alle 21:15. Continuiamo insieme a fare memoria, affinché il sacrificio di questi uomini e donne coraggiosi non sia mai dimenticato e possa ispirare le future generazioni nella costruzione di una società più giusta e solidale.

A seguire il discorso del Sindaco in occasione della Commemorazione della strage di Capaci.

Spettabili autorità civili, militari e religiose, care concittadine e cari concittadini,
commemoriamo oggi il trentaduesimo anniversario della strage di Capaci. Un evento ignobile della storia del nostro Paese, in cui perse la vita Giovanni Falcone, martire civile. C’è una frase del magistrato antimafia che mi colpisce particolarmente, perchè riassume l’essenza del suo impegno nella lotta al fenomeno mafioso e costituisce un richiamo perenne alla nostra coscienza. Dice: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.
Non è invincibile. La possiamo vincere. Vi sarà posta fine. Sentiamola dentro di noi questa consapevolezza. Con ancor più forza di quanta ne mettano i mafiosi nel sentirsi forti, invincibili, diversi e migliori. Perché questo, purtroppo, è il loro sentimento. Sono legati da un giuramento che diventa obbligo eterno. Non è il denaro il vero obiettivo dei mafiosi: è il potere ciò che conta veramente. Da sempre, infatti, stabiliscono legami con chiunque abbia la possibilità di decidere.
Vivono inseriti nella società, si infiltrano tra le pieghe. E spesso sono protetti dall’indifferenza e dalla distrazione delle istituzioni.
In alcune regioni si presentano violenti e sfrontati, ma in altri territori, come il nostro, sono imprenditori dalla faccia pulita, abili nell’investire soldi guadagnati con la violenza, le estorsioni o il traffico di droga.
Sono due facce della stessa medaglia. Due facce che bisogna saper riconoscere e combattere.
Sono passati più di trent’anni dalle grandi stragi di Palermo. Oggi commemoriamo la prima, quella avvenuta il 23 maggio 1992 a Capaci, e dopo un percorso di 57 giorni di approfondimento, arriveremo alla seconda, il 19 luglio, anniversario della strage di via d’Amelio. Ma dopo questi lunghissimi 32 anni ancora non si è riusciti a comprendere del tutto cosa sia accaduto. I mandanti, i legami. Ci sono uomini coinvolti in quelle stragi che sono tuttora latitanti e c’è un’agenda, quella di Paolo Borsellino, che non è più stata ritrovata.
Di quegli anni che hanno sconvolto il nostro Paese restano ancora tante ombre. Ombre che è difficile dissipare, soprattutto in un momento in cui di mafie si parla sempre meno, come se non esistessero. O come se la loro azione fosse, tutto sommato, indifferente rispetto alla vita civile della nazione. Eppure, grazie alla loro capacità di adattamento, oggi le mafie sono più pervasive, più ricche e per questo più potenti.
L’Amministrazione comunale di Crema è molto attenta al tema. Due settimane fa è stato con noi l’Avvocato e Criminologo Vincenzo Musacchio, che ci ha parlato della lotta alla cyber-mafia, nuova frontiera della criminalità analizzando le mafie nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social network, nell’ambito del Festival Ora. Un momento importante, di approfondimento, che ci ha permesso di toccare con mano quanto sia ancora necessario parlare di mafia, quanto sia purtroppo ancora attuale.
Sta quindi a chi non si rassegna all’adagio per cui “così va il mondo” il tenere accesa la memoria, ricordando chi ha perso la vita per combattere le mafie e per costruire un mondo migliore.
Siamo qui oggi per tenere vivo il ricordo del magistrato antimafia Giovanni Falcone e la moglie e magistrato Francesca Morvillo, con gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oggi più che mai c’è bisogno di testimoni della memoria, perché è forte il pericolo che la flebile fiamma vada sempre più spegnendosi. Ma c’è soprattutto bisogno di giovani coscienti e consapevoli. Non di “memoria per la memoria”, ma di un futuro migliore. Ecco perché crediamo fortemente nei percorsi nelle scuole, ecco perché abbiamo accolto questa mattina nel Palazzo Comunale un momento emozionante di restituzione dei lavori svolti.
Abbiamo bisogno di quella coscienza e consapevolezza che inizia tra i banchi di scuola e che contribuisce, come recita questa targa alle mie spalle, a far respirare il fresco profumo della libertà.
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