Buonasera a tutte e a tutti,
oggi è una giornata giornata bella ed importante per Crema, perché inaugurare un nuovo asilo nido non significa semplicemente aprire le porte di un nuovo edificio pubblico, ma significa parlare del futuro della nostra città nel modo più concreto possibile: partendo dalle bambine e dai bambini, dalle loro famiglie e dalla responsabilità che una comunità si assume nell’accompagnarli fin dai primissimi anni della loro vita.
Credo che questo sia il significato politico più importante della giornata di oggi. Viviamo in un Paese nel quale da anni discutiamo di denatalità, di inverno demografico, delle difficoltà che incontrano le giovani generazioni nel costruire una famiglia e nel conciliare la genitorialità con il lavoro. Sono questioni enormi, che parlano di trasformazioni sociali epocali e che un Comune da solo non può risolvere, ma rispetto alle quali ogni Amministrazione può scegliere se limitarsi a prendere atto dei problemi oppure provare, per la parte che le compete, a costruire delle risposte effettive.
Noi abbiamo scelto di farlo investendo nei servizi educativi, nella prima infanzia e nel sostegno alle famiglie, perché crediamo che una città capace di guardare al proprio futuro debba innanzitutto creare le condizioni perché le persone possano immaginare qui, nella nostra amata città, il proprio progetto di vita. Significa offrire servizi che aiutino concretamente una madre e un padre a conciliare i tempi della famiglia e quelli del lavoro, significa lavorare per una maggiore parità tra donne e uomini, ma significa soprattutto affermare che la crescita di una bambina o di un bambino non riguarda soltanto la sua famiglia: riguarda e arricchisce un’intera comunità.
Il nuovo nido Dante è uno dei risultati più importanti di questo percorso. A un solo anno dall’inizio del nostro mandato abbiamo scelto di ampliare i nidi comunali con una nuova sezione, mettendo a disposizione già dall’anno educativo 2023/2024 sedici posti in più. E’ un numero che acquista un significato pieno se ricordiamo che l’ultimo aumento dei posti nei nidi comunali di Crema risaliva al 2001. Dopo più di vent’anni abbiamo quindi ricominciato ad ampliare l’offerta pubblica per la prima infanzia e oggi, con questa nuova struttura, diamo a quella scelta una casa nuova, più grande, più bella e soprattutto pensata fin dall’inizio attorno alle esigenze dei bambini. Una casa che respira di futuro e che con le sue zero emissioni, scelta progettuale qualificante che ha voluto mettere in campo l’Amministrazione comunale, indica la rotta ineludibile di un domani in cui o vi sarà rispetto dell’ambiente o non vi sarà futuro.
È un investimento che si inserisce in un lavoro più ampio sul sistema educativo cittadino. Negli ultimi anni Crema ha stabilmente superato la soglia europea del 33% di copertura dei servizi per la prima infanzia e oggi, considerando l’offerta comunale e quella privata, possiamo contare complessivamente su 229 posti, raggiungendo una copertura del 40,2%. Sono numeri importanti, ma ciò che mi interessa soprattutto è quello che raccontano: raccontano una città che ha deciso di considerare i servizi per la prima infanzia una priorità e un’Amministrazione che ha scelto di investire risorse e progettualità in questa direzione.
Anche la precedente sede temporanea del Dante di via Cappuccini continuerà a far parte di questo progetto. Abbiamo infatti scelto di mantenerla destinata alla prima infanzia attraverso l’attivazione di un nuovo servizio di asilo nido, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’offerta presente in città e garantire, attraverso le condizioni previste dalla concessione, rette calmierate per i residenti di Crema. Questo significa che l’apertura della nuova sede di via Desti non rappresenta semplicemente uno spostamento: diventa l’occasione per rafforzare complessivamente il sistema dei servizi educativi della nostra città.
Oggi i numeri e le politiche pubbliche prendono una forma concreta, ed è quella che vediamo intorno a noi. Perché il nuovo Dante è stato pensato non semplicemente come un edificio destinato ad accogliere un servizio, ma come un vero e proprio spazio educativo, nel quale il contenitore e il contenuto sono stati progettati insieme attorno a una comune idea pedagogica.
È forse questo uno degli aspetti che più amiamo di questa struttura. Il progetto architettonico e quello educativo non sono nati separatamente per incontrarsi soltanto alla fine, ma sono cresciuti insieme attraverso un lavoro costante tra l’Area tecnica e i Servizi educativi del Comune. Architetti, tecnici ed educatori hanno messo in comune i rispettivi saperi, confrontandosi sulle scelte progettuali e facendo in modo che l’architettura potesse sostenere il percorso educativo e, allo stesso tempo, che la pedagogia potesse dare significato agli spazi.
Per questo ciò che vediamo qui, dagli ambienti agli arredi, dai materiali alle forme e ai colori, non risponde soltanto a criteri estetici o funzionali. Ogni elemento è stato pensato guardando questo luogo dalla prospettiva di chi lo abiterà ogni giorno, cercando di costruire un nido realmente a misura di ogni bambina e bambino.
Alla base c’è un progetto pedagogico di ispirazione montessoriana e quindi un’idea molto precisa dell’infanzia, che riconosce anche nei più piccoli persone capaci di curiosità, iniziativa, scoperta e autonomia. Il compito dell’adulto non è sostituirsi a loro, ma accompagnarli e creare le condizioni perché possano sperimentare, scegliere, sbagliare, riprovare, imparare e diventare progressivamente protagonisti del proprio percorso di crescita.
Trovo molto bella questa idea, perché credo che dica molto non soltanto sul modo in cui vogliamo educare i nostri bambini, ma anche sul tipo di comunità che vogliamo essere. Una comunità che considera una bambina e un bambino già oggi persone e non semplicemente adulti di domani; che riconosce loro il diritto di vivere spazi pensati per le loro esigenze, di essere ascoltati, di sviluppare la propria autonomia e di crescere liberi di essere sé stessi.
Ed è proprio qui che un investimento nell’infanzia diventa, ancora una volta, una scelta profondamente politica. Quando investiamo in un asilo nido non stiamo soltanto costruendo un servizio per alcune famiglie: stiamo investendo sulle pari opportunità, sulla possibilità per i genitori di lavorare, sulla libertà delle donne, sulla qualità educativa, sulla riduzione delle disuguaglianze fin dai primi anni di vita e, in definitiva, sulla qualità futura della nostra comunità.
Per arrivare a questa giornata è stato necessario un grande lavoro collettivo e voglio quindi ringraziare tutte le persone che ne hanno fatto parte: gli uffici comunali, l’Area tecnica e i Servizi educativi, i progettisti, le imprese e tutte le professionalità che hanno contribuito, ciascuna con le proprie competenze, alla realizzazione di questa struttura. Il Dante è davvero il risultato di un lavoro di squadra e credo che questo sia un valore aggiunto che oggi dobbiamo riconoscere.
Un ringraziamento particolare va poi alle educatrici e a tutto il personale educativo, perché oggi possiamo inaugurare un edificio bellissimo, possiamo scegliere con attenzione gli arredi, progettare gli spazi e mettere a disposizione tutti gli strumenti migliori, ma saranno le persone che lavoreranno qui ogni giorno a trasformare questo edificio in un luogo di vita. Saranno loro ad accogliere i bambini al mattino, a conquistare la loro fiducia, a osservare i loro progressi e a condividere con le famiglie quelle piccole e grandi conquiste che nei primi anni della vita avvengono ogni giorno.
E proprio alle famiglie voglio rivolgere l’ultimo ringraziamento. Affidare una bambina o un bambino così piccolo ad altre persone è sempre un grande atto di fiducia. È una fiducia che viene riposta nelle educatrici, nel servizio pubblico e, in fondo, nella comunità che questo luogo rappresenta. È una responsabilità importante e credo che il modo migliore per onorarla sia continuare a investire affinché i nostri servizi educativi siano sempre luoghi di qualità, di cura, di crescita e di relazione.
Oggi questi ambienti sono nuovi, perfettamente ordinati, quasi immobili. Da domani saranno completamente diversi. Ci saranno giochi sparsi, voci, risate, qualche pianto, piccoli oggetti spostati continuamente da un posto all’altro. Ci saranno bambine e bambini che entreranno qui per la prima volta magari ancora in braccio alla mamma o al papà e che, dopo qualche tempo, attraverseranno quella stessa porta con un passo sempre più sicuro.
E credo che questa sia forse l’immagine più bella con cui possiamo inaugurare il nuovo Dante: abbiamo costruito un luogo nel quale le nostre bambine e i nostri bambini possano imparare, poco alla volta, a camminare sulle proprie gambe. Nel senso più concreto di questa espressione, certamente, ma anche nel suo significato più esteso.
Perché accompagnare qualcuno nella crescita significa proprio questo: esserci, prendersene cura, offrirgli gli strumenti e le opportunità di cui ha bisogno e poi vederlo diventare, giorno dopo giorno, sempre più autonomo. Sempre più sé stesso.
Se amministrare una città significa anche provare a costruire oggi le condizioni del suo domani, allora credo che poche opere possano raccontare questa responsabilità meglio di un asilo nido.
Benvenuto, nuovo Dante. E buon cammino a tutte e a tutti voi, cari bambini e cari genitori. Buona vita!
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