Al seguito del nuovo fenomeno del pop italiano, Calcutta a Padova una bella conferma

Al seguito del nuovo fenomeno del pop italiano, Calcutta a Padova una bella conferma

La prima volta che ho sentito parlare di Calcutta pensavo mi prendessero un po’ in giro. Erano i ragazzi della Birroteca a tirare fuori il nome, pareva uno di quei nomi inventati alternativi… Onore al merito invece agli (ex) giovani per la lungimiranza. Edoardo D’Erme era anche passato a Crema, suonando le percussioni per qualcuno ad un concerto della Festa dell’Unità. Una sera a suo modo storica. Perché ai tavolini della Birroteca ha scritto Oroscopo, canzone disco d’oro, tormentone estivo, arrangiato dai re mida del pop italiano Takashi e Ketra. Un pezzo che non suona volentieri dal vivo, che dice di detestare, il disco d’oro è appeso in bagno come testimoniò con una foto su Facebook alcuni anni fa. La genesi del pezzo e il retroscena cremasco lo ha raccontato lui stesso a Rolling Stone.

Non avrei mai pensato pochi anni dopo di trovarmi in una trasferta di gennaio proprio per andare a sentire questo nuovo fenomeno della musica italiana (non metterei etichette… indie, pop) in quel di Padova. E partirei proprio da Oroscopo. Che ha fatto ma divertendosi tanto a fare capire che non la ama. Introdotta da un divertente video in cui Fiorello e Paolo Fox gli chiedono di farla, “dai c’è gente che è venuta apposta per sentirla”, il pezzo parte, lui intanto è sparito dal palco. Appare a sorpresa Francesca Michelin, non annunciata prima della serata, amica di Calcutta (per lei ha scritto alcune canzoni) aveva partecipato al concerto evento dell’Area di Verona. Certo gioca quasi in casa, è vicentina e vive a pochi chilometri da Padova. Sensuale in una tuta bianco ghiaccio il pezzo in gran parte lo canta lei.

Poi “proponiamo una cover”, si leva le scarpe si mette alle tastiere e assieme cantano Io non abito al mare, scritto appunto da Calcutta. Momento secondo me topico. Rappresenta un po’ lo stato dell’arte della musica italiana dove tutti collaborano un po’ con tutti. I cosiddetti featuring, molto di moda nell’hiphop. Negli anni ’90 era impossibile. Ognuno a fare la sue cose.

Il concerto dicevamo, la prima data di un tour di dieci date in venti giorni. Palazzetti tutti soldout, a Padova era stato spostato dalla Kioaene arena alla fiera per permettere maggiore afflusso, circa 8 mila presenti direi. La data zero aveva visto altrettanti presenti ad Ancona. Ieri e stasera doppio sold-out ad Assago. Non è l’unico nuovo nome a riemire i palazzetti. Ad Assago sono passati e passeranno riempendolo per dire Salmo, Gazzelle, Gue Pequegno, Thegiornalisti. Fenomeno che da un paio di generazioni mancava.

Pubblico molto eterogeneo, credevo ci saremmo trovati immersi dai ragazzini invece a cantare in coro le canzoni pubblico di tutte le età. Lui nella sua solita divisa. Giacca della tuta Diadora verde aperta, cappellino. Un po’ goffo. Una voce molto più intonata e potente di quanto voglia far sembrare su disco, paradossalmente dal vivo pare quasi meglio, e non è facile in anni di autotune.

La scaletta composta da 24 brani. Praticamente i due dischi del successo, Mainstream ed Evergreen, qualche pezzo precedente gia conosciuto, la gia citata Oroscopo, che per averla su disco è totccato aspettare la ristampa di Mainstream dove è nascosta in fondo senza titolo, la cover della Michelin. Rimarrà Calcutta. Checché ne dicano un paio di amici iper critici che non lo apprezzano. Quando l’ondata indie finirà sarà uno di quelli che rimarrà. Battistiano fino all’osso per testi e melodie che ti si appiccicano addosso (e che sono semplicissime per questo difficilissime). Vedremo con curiosità che strada intraprenderà in futuro. Per ora sembra godersi questi concerti, un po’ stranito davanti alle migliaia di fan che cantano in coro tutte le canzoni. Tutte. “Maestro questa lice in faccia mi fa girare la testa”, e fa un passo indietro. Una bella band alle spalle. Un impianto scenico semplice con l’romai onnipresente schermo a led dove proiettare foto, parti del concerto, icone, come se fosse l’enorme desktop di un personal computer (ed infatti ad inizio serata si avvia il sistema operativo).

Io credo che lo rivedrò presto. Non mi dispiacerebbe già quest’estate a giungo in uno dei festival estivi. Ma tocca anche mantenere un po’ le tradizioni e puntare ad un po’ di metal eh.

Emanuele Mandelli

 

 

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