Giornata mondiale dei poveri, in quaranta a pranzo col vescovo Daniele alla Casa di accoglienza

Giornata mondiale dei poveri, in quaranta a pranzo col vescovo Daniele alla Casa di accoglienza

Il  vescovo Daniele ha voluto celebrare la Giornata mondiale dei poveri, domenica scorsa, pranzando con una quarantina di ospiti della Casa di accoglienza e del dormitorio Rifugio San Martino e persone accompagnate dal Centro di ascolto diocesano presso l’oratorio della SS. Trinità, insieme  anche a persone accompagnate dal Centro di ascolto dell’unità pastorale Cattedrale-SS.Trinità e da alcuni volontari con le rispettive famiglie. E, al termine, ha donato ai 110 partecipanti un sandalo di pelle in miniatura con allegato la Preghiera del viandante.

La giornata, celebrata in tutte le parrocchie con modalità differenti, è stata l’occasione per riflettere sulle povertà presenti nelle rispettive realtà e rendersi conto dei bisogni. Non limitandosi solo a percepirli, ma – come invita a fare papa Francesco nel suo messaggio: “Questo povero grida, il Signore lo ascolta” – a costruire anche relazioni con chi è in difficoltà. Per la Caritas diocesana è un’occasione per fare un bilancio delle povertà che incontra.

“Un primo dato che emerge evidente – sottolinea Massimo Montanaro, coordinatore dei percorsi di accoglienza – è che l’età anagrafica degli ospiti si è innalzata in modo esponenziale, soprattutto degli italiani. Gli unici under 30 sono stranieri, regolari da anni. L’età media è sui 45 anni, quindi sono in prevalenza 50-60enni, che presentano spesso compromissioni legate all’età o al tipo di vita condotto.  Questi mutamenti sociali hanno richiesto al progetto di ridefinire l’organizzazione, trasformandosi dall’essere solo un’accoglienza notturna, a luogo di residenzialità prolungata, per complicanze a livello di salute e per l’impossibilità a reinserirsi di queste persone con alle spalle quasi sempre un’esistenza di fragilità.”

“A oggi – riferisce sempre Montanaro – nella Casa di accoglienza Giovanni Paolo II, in via Toffetti ai Sabbioni, sono ospitati in modo fisso 25 persone, di cui solo il 5% stranieri, che chiedono una soluzione abitativa essendo rimasti senza lavoro e senza casa, per situazioni varie: dallo sfrattato al cacciato dalla moglie o compagna, da quello con problemi legati alle dipendenze, per lo più ludopatia. L’equipe educativa fa una valutazione, sulla decina di persone della costante lista d’attesa, rispetto al bisogno reale e a volte la risposta di emergenza è il rifugio San Martino in via Civerchi, dove sono ospitati tutte le sera 18 persone. E ci sono poi anche 13 appartamenti presso la Casa della carità di viale Europa, con progetti di semiautonomia diversificati: singoli o coppie che vengono da percorsi di prima accoglienza, famiglie, ex richiedenti asilo che hanno ottenuto il permesso… Un appartamento è inoltre a disposizione del distretto per far fronte a situazioni temporanee di emergenza.”

“Motivo di preoccupazione – sottolinea Claudio Dagheti, vice direttore di Caritas Crema – è relativo all’attuale impostazione della legge sull’immigrazione, il cosiddetto decreto sicurezza, che rischia di incrementare la presenza di cittadini stranieri irregolari, in quanto la stretta sui permessi di soggiorno non è accompagnata da una soluzione concreta per chi non lo otterrà. Generando inevitabilmente sacche di povertà sommersa di queste persone che vivranno nell’irregolarità perenne.”

Il Centro di ascolto diocesano, sempre gestito da Caritas e con sede in viale Europa, coordinato da Miriel Campi e Paola Vailati, nel 2017 ha incontrato 296 nuclei familiari, raccogliendo 1.270 bisogni. Di cui il prevalente (36% dei casi) è quello di un reddito insufficiente, il 25% sono problemi di occupazione, il 14% problematiche relazionali – in prevalenza familiari per divorzio-separazione o conflittualità di coppia – e il 10% abitative. Sono inoltre aumentate le difficoltà ad assistere conviventi o familiari non più autonomi.

“Da un’analisi complessiva – sottolinea Dagheti – risulta che l’entità dei poveri è più o meno costante negli ultimi tre anni, ma va peggiorando la condizione dei singoli.”

“Oltre all’ascolto e al lavoro in rete con i servizi sociali del territorio diocesano, l’80% degli aiuti – riferisce – è stato per il pagamento di utenze o la fornitura di beni di prima necessità: il 53% pacchi viveri che vengono distribuiti alla Casa della carità due volte la settimana, il 20% vestiario e un 5% mobili e attrezzature per la casa. Il 12% si reca inoltre alla mensa presso la Casa di accoglienza Giovanni Paolo II, dove viene assicurato un pasto caldo al giorno.”

“A questi numeri – conclude – vanno poi aggiunti i nuclei familiari accompagnati dai Centri di ascolto attivi in tutte là parrocchie cittadine e in una decina del circondario.”

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